I film porno, in inglese, si chiamano blue movies. Film blu, come noi diciamo a “film a luci rosse”. Le cosce dell’amichetta di Basquiat diventano blu in fretta, ma poi le scappa. “Torna qui, Angie!”, dice Basquiat. Ma lei se n’è già andata. Allora Jean-Michel Occhi Belli dorme ancora un po’, poi si sveglia, si mette le cuffie del walkman e la giacca e spennella fino a mattina con una gran voglia di mettere ancora la faccia tra le cosce di Angie, ma lei se n’è già andata, e allora dipingo. “Io la pittura giapponese non la sopporto – pensa spennellante Jean-Michel – Chi l’ha detto che non posso cancellare? Ci sarà un motivo se c’è la gomma in cima alla matita. Io voglio poter sbagliare, Bill”.
Bill Evans scende dalla bicicletta, si accende la paglia numero quattordici e fa un ghigno amaro: “Non hai proprio capito niente, Jean-Michel. Il gesto deve essere irripetibile e perfetto, e perfetto proprio perché irripetibile. Senza esitazioni, immediato: l’improvvisazione è così. Improvvisare in gruppo è pure peggio. Bisogna lavorare come dei bonzi per entrare in empatia e abbattere il cervello: suonare con il cervello è come mettere la sabbia nel motore, il cervello è ingombrante, se cerchi le note prima o poi t’ingrippi”. “T’ingrippi? Ma come parli, Bill? Non eri quello colto, tu? Ascolti pure Debussy, cazzo!”.
“Lascialo perdere, Jean-Michel – dice Miles Davis, che sente tutto – la storiella Zen ce la mette lui perché è uno sballone: tu raccontatela come ti pare, basta che la capisci. Io ho preso a calci una sordina da centrotrenta euro per tirare fuori il suono di Flamenko Sketches: mi sono fatto un labbro così, ma quei due negri li ho stesi. Altro che i pittori giapponesi”.
“I due negri” sarebbero John “Treno” Coltrane e Julian “Palla di Cannone” Adderley, i quali in effetti pagano lo scotto di suonare il sax nella canzone più erotica di Kind of Blue, e perdono: il sax, purtroppo, è meno figo della tromba-con-sordina. Certo: ci sono sassofonisti e sassofonisti (e trombettisti e trombettisti, e pittori e pittori, oh, ma che arguta argomentazione), ci sono conferme ed eccezioni, però una tromba con la sordina suonata in quella maniera manda a casa in lacrime anche Gengive Sanguinanty Murphy, e oltretutto Flamenco Sketches è l’unica canzone del disco con l’alternate take, la seconda versione. Dura sei secondi in più. Fa un po’ più male.
Ogni tanto, di notte, quando è preso malissimo, Miles tira su il telefono e chiama Bill Evans.
“Dormivi?”
“Macchè”
“Come al solito”
“Già”
“…”
“Miles? Dovevi dirmi qualcosa?”
“Dai, scoppiato che non sei altro, lo sai: appoggia la cornetta vicino al pianoforte e suonami Blue in Green”
“Ma è la quinta volta questa settimana!”
“Suona”
“Ok”
La storiella del pianoforte al telefono l’ha raccontata Herbie Hancock in un documentario su Kind of Blue (si chiama Made in Heaven, è tutto su YouTube), e io ci credo: bisogna dar retta a Herbie Hancock, perché ha due water-meloni così. Ma di Blue in Green ne parliamo la prossima volta, magari. Questa è la settimana di Kind of Blue, il disco più fico di tutti i tempi che compie cinquant’anni lunedì. La guest star della puntata era Jean-Michel Basquiat, come avrete visto. Una volta Jean-Michel Basquiat ha detto: “Come faccio a descrivere la mia arte? E’ come chiedere a Miles Davis di descrivere il suono della sua tromba”. Vedi che tutto torna? E poi il 13 agosto è la Giornata Nazionale dei Mancini, e Basquiat era mancino. E’ tutto vero.

jimmy best on his back to the blablabla
I film porno, in inglese, si chiamano blue movies. Film blu, come noi diciamo a “film a luci rosse”. Le cosce dell’amichetta di Basquiat diventano blu in fretta, ma poi le scappa. “Torna qui, Angie!”, dice Basquiat. Ma lei se n’è già andata. Allora Jean-Michel Occhi Belli dorme ancora un po’, poi si sveglia, si mette le cuffie del walkman e la giacca e spennella fino a mattina con una gran voglia di mettere ancora la faccia tra le cosce di Angie, ma lei se n’è già andata, e allora dipingo. “Io la pittura giapponese non la sopporto – pensa spennellante Jean-Michel – Chi l’ha detto che non posso cancellare? Ci sarà un motivo se c’è la gomma in cima alla matita. Io voglio poter sbagliare, Bill. Bill?”.
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