Archivio per Ottobre, 2008

diamoci mezz’ora al giorno, di notte.

mio zio mi ha chiamato bin laden, una mia amica mi ha detto che sembro un rabbino: tra otto ore mi faccio la barba, giuro.

sì, mi viene da scrivere solo quando mi succede qualcosa di lavorativo, il lavoro vero, quello dei soldi, dell’affitto che ho paura a pagare e delle voglie che non smetto di levarmi. tra nove ore uscirò di casa, e andrò a un colloquio. mi offriranno (forse) di fare un lavoro che non ho mai fatto. mi diranno che la sede è a lugo e io dirò: bella città, lugo. poi penserò che adesso al lavoro-che-non-mi-piace ci vado a piedi, se fumassi ci metterei probabilmente il tempo di una sigaretta. è comodo. comodo come un calzino sporco. oggi la mia vicina di scrivania ha compiuto gli anni e non le ho nemmeno fatto gli auguri: mi sembrava falso, ci diciamo ciao quattro volte al giorno, la mattina lei entra e io sono già lì, la sera io esco e lei è ancora lì: e basta. vado a lavorare dentro ai pantaloni neri dell’adidas che mi mettevo in quarta superiore, con una felpa regalata e una barba mediorientale. se ti vedesse tua madre. se io potessi, starei sempre in vacanza. ciao mamma guarda come mi diverto.

dici: diamoci mezz’ora al giorno. scriviamoci, o qualcosa del genere.
sto scrivendo una canzone, fa ridere trattare questa cosa come un parto: Bob Dylan alla mia età aveva già fatto in tempo a fare la svolta elettrica. vorrei scrivere canzoni in italiano da biasciare in faccia alla gente, e credo che lo farò. vorrei anche scrivere qualcosa di utile, e soprattutto vorrei smettere di usare il verbo scrivere, è come fare annusare una pentola senza mai spegnere il fornello.

lo scorso week end abbiamo fatto il reading a bagnacavallo, in una piazza ellittica, un aggettivo che non usavo dalla seconda media. è stato intenso, nella netta distinzione tra questa volta sì e questa volta no, ilcantodellaparola è stato decisamente una di quelle volte che Sì. Grazie a Michele di Discanti: avere partecipato alla prima edizione di un evento del genere mi regala una rara fierezza da pioniere.
grazie pure a enrica, e sara, e bicio, ma non ci metteremo a fare gli sdolcinati.

la settimana prossima succederà questa cosa:

spettacolino alla libreria Massena28

mi fa strano dirlo, chissà se mi legge qualche piemontesetorinese, a me romagnoloforlivese.

ah, piemontesi: il 15 novembre sarò a cuneo a esor-dire. io e altri cinque ggiovani autori, dentro a un teatro. ognuno con un racconto. presenta mao (non lui, lui)

se me la faccio addosso? certo che me la faccio addosso.

ah, il primo week end di dicembre sarò a roma.
a differenza di walter veltroni, non mi porterò dietro gli 883.

volevo dire che il mio amico jacopo ha aperto un blog bellissimo, in cui parla di libri nell’unico modo possibile: in diagonale, e alla svelta.
se ce la faccio lo metto tra i link, qua di fianco, per ora beccatevi questa:

Chi cerchi di trovare uno scopo in questa narrazione sarà perseguito a termini di legge; chi cerchi di trovare una morale verrà bandito; chi di trovare un intreccio fucilato.
Per ordine dell’autore.

(è Mark Twain)

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i hear the train a-comin’

chi ha sbattimento vada pure a cercarsi la citazione giusta dall’Arte della Guerra di Sun Tzu, ma da qualche parte ci sarà pur scritto: mostrare il proprio lato sensibile al nemico non è una mossa geniale, strategicamente parlando.
ma il mio capo è il mio nemico?
ta-dààà!
per punizione, cinque canzoni / film / libri / articolidigiornale che parlino di ggiovani con problemi di lavoro: che argomento logoro.
questa è vita, mica letteratura, se la distinzione fosse possibile, se la parola letteratura non facesse tutto ’sto solletico sul palato.
oh, insomma: oggi sono andato dal capo per licenziarmi, e non mi sono licenziato.
qualcuno ha detto Bartleby?
(oltretutto stava a wall street e non aveva voglia di far niente, due cose che di questi tempi vanno parecchio di moda)
sono andato dal capo per licenziarmi, e gli ho parlato come se fosse mio padre.
direttore, non sto bene.
non so se ho fatto bene.
i lamenti lasciamoli agli amanti, una riunione di lavoro dovrebbe essere comunicazione strategica con i controcazzi, più silenzi del normale, concedere, attendere, dirne poche e dirle giuste.
figurarsi.
senti un po’, io non è che cambio il giornale per te. se non ti piace sono problemi tuoi. scrivi bene, lo sai, cos’è, vuoi i complimenti? ti facciamo scrivere quello che ti pare, cosa ti lamenti, guarda che non esiste un ambiente di lavoro piacevole, eccetera.
avrei voluto dirgli che ieri sera parlavo con giulio, che di mestiere suona la chitarra ma lo pagano poco, e allora costruisce cornamuse, zappa, va a letto senza lavarsi la faccia ed è sincero quando dice: non mi lamento.
forse il problema è proprio questo: lamentarsi, l’infinita vanità di ogni lamento.
difetto di maturità e sapienza
studia, e cresci.

vabbeh, chega de saudade: ieri sera ho imparato a suonare st thomas di sonny rollins con l’ukulele e tra mezz’ora arriva un treno con dentro tanti di quei capelli ricci da farci un cuscino, e il letto sarà grande la metà, finalmente.

per i miei piccoli fans:
. la luna è girata strana è stata recensita da la luna di traverso, sembra un gioco di parole invece è una rivista letteraria che sta a parma. in questi giorni di parma si parla malissimo, però basta farsi un giro sul sito di questi ragazzi per vedere cosa sono capaci di fare delle belle teste quando si mettono insieme, a qualsiasi latitudine. il tema del prossimo numero è Times New Roman.
. domenica 19 ottobre saremo a bagnacavallo, all’osteria di piazza nuova. facciamo la nostra simpatica commediola alle 16.30, preceduti e seguiti da gente che sembra saperne molto di più di me. il contesto è Il Canto della Parola, primo festival romagnolo dell’editoria indipendente (oh yeah). a breve il programma completo qui.
. sabato 25 ottobre siamo a torino, occhio al sito di zandegù.
. mi hanno segnalato a un premio letterario sardo dedicato D.H. Lawrence, quello che ha scritto l’amante di ledi ciatterli. il mio nome e quello della casa del cuculo sono stati pronunciati su radio tre, e con questo la coda del pavone è proprio chiusa.

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