giurnalist’ pallist’
21 Gennaio 2009
il nuovo di springsteen, traccia per traccia.
c’è caso che non ve ne freghi nulla, di bruce springsteen.
il titolo della recensione è:
Il nuovo disco di Springsteen è un nuovo disco di Springsteen.
ma che simpaticone.
(il disco esce dopodomani, per quelli che ancora si comprano i dischi)
napoloni
19 Gennaio 2009
nonnoT (per favore, niente commenti. per favore)
18 Gennaio 2009
La morte ha l’odore dei piedi quando puzzano. Prima di arrivare. Perché quando arriva – quando è arrivata – la morte non ha nessun odore. Però prima, il giorno prima, la morte si fa annunciare da una puzza familiare e insopportabile: quella degli spogliatoi, delle scarpe dei vicini di letto al campeggio, delle camere d’ostello. L’infermiera mi dice che è normale: “Sì – mi dice – è normale. Fanno così”. Fa un sorriso a mia nonna. Gentile. Cambia la flebo, poi esce. “Lei è gentile – mi dice mia nonna – quell’altra è un po’ più tignosa”. Read the rest of this entry »
cuordimanzo blues
16 Gennaio 2009
Cuordimanzo, non si è mai capito perché. Capitano Cuordimanzo, da declamare saltando in piedi sul banco, subito, oggi, se no l’attimo se ne fugge. Captain Beefheart compie 68 anni, ed è un vecchio sclerotico della California del Sud. Sclerotico nel senso di sclerosi multipla. Però dipinge dei quadri bellissimi. E quarant’anni fa riusciva a stare sveglio una settimana, poi dormiva due giorni a fila, e quando si svegliava aveva sognato un disco.
Ah, sì, beh, Captain Beefheart.
Captain chi?
Non c’è troppa via di mezzo: uno come Cuordimanzo non lo senti dire in giro: lo conosci, e allora le chiacchiere sono inutili: parlare di musica è come ballare di architettura, diceva il suo amico Frank Zappa (tra l’altro il soprannome l’ha inventato lui). Oppure non l’hai mai sentito nominare, e allora volti pagina, più o meno metaforicamente: te ne freghi, se oggi è il compleanno di Don Van Vliet.
Don Van Vliet è il suo vero nome. “Cantante, musicista e pittore statunitense, tra i precursori e maggiori esponenti del rock sperimentale” dice Wikipedia, che ne riporta immediatamente la citazione-manifesto: “Non voglio vendere la mia musica. Vorrei regalarla, perché da dove l’ho presa non bisogna pagare per averla”. Radiohead, beccatevi questa. Don Van Vliet, voce di uno che grida nel deserto con le pezze al culo e non lo capisce nessuno, perché la sua voce è “Raucedine, gargarismi, respiri, sottovoce, falsetto… tutto serve allo scopo di smantellare l’arte del canto e tramutarla in degradata emissione di versi bestiali” (Scaruffi). Tom Waits, beccati questa.
Ascoltare Captain Beefheart nel 2009, a 27 anni, io. L’età che aveva lui nel ’68, quando le canne si chiamavano ancora spinelli e la Rivoluzione era un blues di Neil Young. “Se c’è un bianco che può cantare il blues, quello è Captain Beefheart” (Rossi). Non capire un tubo della musica del Capitano Curdimanzo è perfettamente normale: non si capisce un tubo nemmeno nei quadri di Jackson Pollock, eppure. “L’arte astratta è buttare un secchio di vernice sulla tela, passarci sopra uno straccio e poi vendere lo straccio” (questa non mi ricordo chi l’ha detta): il free jazz, la musica più inascoltabile dell’Occidente, è l’equivalente sonoro del cubismo, dell’astrattismo, della Kinopravda, di tutto ciò che è smantellamento formale e in generale di tutto ciò che è noiosissimo dopo tre minuti. Il blues slogato del Capitano è pieno di ingerenze free jazz, eppure è libidine pura: la cappa intellettualoide se ne va appena si spalanca la finestra, e quello che respiri è ossigeno ossigenato, refrigerante e biondo. Avercene.
Tutti (quelli che ne sanno) ti diranno che Trout Mask Replica (1969) è la cosa migliore successa al rock nell’ultimo mezzo secolo, ma gli ascoltatori di musica buona sono gente strana e permalosa, e alle Superclassifiche fanno sciò, via, te le faccio vedere io le Pietre Miliari. Se c’è una cosa più di nicchia di Captain Beefheart sono quelli che snobbano Captain Beefheart e la sua faccia-di-pesce. In effetti, TMR è tosto. Ci sono due chitarre che si parlano addosso, basso e batteria che vanno a caso e soprattutto il clarinetto basso, vai te a capire se uno deve innamorarsi del clarinetto basso: lo suonava Eric Dolphy (free jazz, rieccoti), ma neppure un soggetto stilosissimo come Eric Dolphy riuscì a levargli di dosso quell’aria da “vorrei essere un sax tenore ma non posso, in compenso non sono nemmeno un clarinetto perché sembro la pipa di Gandalf”. Se c’è una cosa peggiore del clarinetto, diceva Ambrose Bierce, sono due clarinetti. Non è vero: se c’è una cosa peggiore del clarinetto, è il clarinetto basso.
Una voce come non ne sentiremo più, the only true dadaist in rock che ci ha reso appetibile l’avanguardia grazie a robuste iniezioni di blues, e il blues, almeno quello, lo capiscono tutti. Oggi Cuordimanzo compie 68 anni, e da un bel pezzo è una specie di J.D. Salinger: ritirato, malato, dipinge e scolpisce per le gallerie fighette di Soho, e la gente va a vedersi le sue opere e dice: wow, chi è ‘sto genio?
E’ Don Van Vliet.
Ah, sì, beh: Captain Beefheart.
Captain chi?
Auguri da lontano, Cuordimanzo.
(vabbeh, il compleanno era ieri. ma ieri è stato un giorno terribile)
à Addis Abeba les chien sont partout
8 Gennaio 2009
Une secrétaire aux ongles très décorés écrit mon nom sur le visa qui coûte vingt dollars et qui porte le même nom que les cartes de crédit Visa, puis elle le colle sur mon passeport italien: marque de prestige sûre, welcome to Ethiopia.
e poi continua.
ecco.
non è che
7 Gennaio 2009
non è che ci sia molto da inventare: il momento peggiore è stato sfare il letto senza rifarlo, perché quella era l’ultima volta.
è successo sei ore fa.
l’8 settembre 2007 ho dormito per la prima volta in viaparadiso, e ieri notte è stata l’ultima notte: un anno e tre mesi, quasi esatti.
tra l’altro domani, l’ottogennaio, sarebbe pure il compleanno di Verbano.
stanotte dormirò a casa dei miei genitori, che poi sarebbe sempre casa mia, ma non ci dormivo da quindici mesi quasi esatti, perchè casa mia era casa nostra, mia e sua.
la rivoluzione va fatta senza che nessuno se ne accorga, diceva quello, e questa è una rivoluzione di cui non si accorgerà nessuno: c’è la guerra, c’è la neve, ci sono io che cambio vita e faccio il misterioso.
lei sta a venezia, il gatto è parcheggiato dai suoi, ci vedremo tra…
i cazzi miei su internet, no, davvero: non ce la faccio.
voglio andare a vivere a bologna, questo avrei piacere di dirlo in giro: cerco una casa, e un (altro) lavoro.
la mia vita raccontata male ve la racconto bene se me la chiedete.
qua la wireless è più lenta, non ho voglia di disfare le valigie e non esistono vitelli grassi.
bentornato.
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