Luglio 2008. “C’era sangue dappertutto. E vomito. E piscio. Abbiamo tolto le tende e i tappeti, ma tutta quella roba non se ne veniva via: li abbiamo dovuti bruciare, capisci?”. Il direttore del Westbury Hotel di Londra si chiama Signor Huggan, e il Signor Huggan non è abituato a bruciare le tende delle stanze del suo albergo a cinque stelle. Il cronista del Sun prende appunti: “Ma dov’è finito, adesso?”. “E che ne so – dice il Signor Huggan – tra l’altro mi deve 3mila sterline, e non credo che le rivedrò presto”.
Agosto 2008. “E’ scappato. Scappato nel senso di scomparso. Ha lasciato qua tutto: i vestiti, i documenti, tutto. Ieri sera c’era, stamattina non c’era più. Non so chi faceva la guardia, no. E’ scappato. Sì”. L’ospedale St. Thomas di Londra si chiama come un’allegra canzoncina, ma l’infermiere di turno non è allegro neanche un po’: Gerry è scappato un’altra volta.
Febbraio 2009 (ieri): Leggi il seguito di questo post »


La palingenetica obliterazione dell’io trascendentale si infutura nell’archetipico prototipo dell’autocoscienza cosmica.
C’era quella canzone dei Glassjaw, probabilmente non se la ricordano nemmeno i Glassjaw.
Stuart Braithwaite di secondo nome fa Leslie, come gli amplificatori rotanti. E’ un ciccione pelato con la maglietta di Star Wars e la faccia da fonico, però ha una moglie e due cani e una vita tutto sommato felice: non è facile essere felici, tutto sommato. Provateci voi. Stuart L. Braithwaite può permettersi di dire one two three four solo muovendo le labbra, e gli rispondono due chitarre un basso e una batteria con rombo di tuono. Rombo di tuono non nel senso di Gigi Riva, anche se il calcio in qualche modo c’entra. Il rombo di tuono è quello dei Mogwai, un gruppo scozzese che si chiama come il mostriciattolo di un film americano.