Archivio per Maggio, 2009

cent’anni di swingitudine (selebrescion!)

salve, sono woody allen. no dai, scherzo: sono benny goodman. oggi è il mio compleanno

salve, sono woody allen. no dai, scherzo: sono benny goodman. oggi è il mio compleanno

Thelonious Monk era un figaccione, aveva certi cappelli. Ma il be-bop, in fondo in fondo, sinceramente, dico davvero, non lo ammetterò mai ma è così, sul serio: il be-bop, io, non l’ho mai capito. Tutti quei negri – io posso usare la parola negri. Sapete perché? Chi ha sdoganato ai fighetti di New York la prima big band multietnica? Benny Goodman, the King of Swing, ta-dàà, e sono pure mezzo polacco, uassamericanboi. Se si parla di integrazione razziale, il mio clarinetto è l’Obama della situescion – tutti quei negri si chiamavano tra loro cats, gatti, era lo slang dei negri della Cinquantaduesima (paglia, whisky liscio, acqua a parte, ciao bambola). Io la musica dei gatti l’ho ascoltata, lì dentro c’è del genio, davvero. Monk, Bird, Mingus, avercene. Ma la gente poi vuole ballare. La gente vogliono ballare, perché la gente è ignorante. Leggi il seguito di questo post »

Lascia un Commento

di cui ne ricorre

Cantavo delle gran cover al Sin-é, un localino piuttosto fico dell’East Village di Manhattan. Sono venuto pure a suonare al Vidia, a Cesena, sarà stato il ‘95. Il 29 maggio del 1997 sono entrato nel fiume Wolf, che vuol dire lupo. Nel Mississippi. Sono entrato nel fiume Lupo con le scarpe, la camicia e tutto. Canticchiavo Whole Lotta Love dei Led Zeppelin. Il mio corpo l’hanno trovato una settimana dopo.
Leggi il seguito di questo post »

Commenti (3)

ta-dààà, sono fuori di galera

salve, sono Burzum (chiamatemi pure Lupo)

salve, sono Burzum (chiamatemi pure Lupo)

La Stavkirke di Fantoft è un capolavoro dell’architettura religiosa norvegese. Una chiesa. Io l’ho bruciata, 17 anni fa. Benzina, stracci bagnati di benzina, fiammiferi sugli stracci bagnati di benzina, io guardo il cielo sopra Fantoft e il cielo si fuma questa buia Apocalisse. La mattina dopo: travi bruciacchiate, e un fottìo di folletti spaventati. Ho fotografato quel che rimaneva della chiesa, e quella foto è diventata la copertina del mio secondo disco. Mi chiamo Kristian Larssøn Vikernes, ma tutti mi chiamano Varg: vuol dire lupo. Mi chiamano anche Conte Grishnackh, dove Grishnackh è il nome di un orco del Signore degli Anelli. Mi piace il Signore degli Anelli. Mi piace dar fuoco alle chiese. Mi piace andare in giro armato. Mi piace Hitler. Mi piace passeggiare nei boschi della Norvegia, di notte. Non bevo. Non mi drogo. Non sono satanista. Leggo il Signore degli Anelli, gioco a Dungeons & Dragons e una volta ho ammazzato un mio amico a coltellate. Ventitrè coltellate: sedici alla schiena, cinque al collo, due alla testa.

Leggi il seguito di questo post »

Commenti (3)

old holden, oh oh

the catcher in the eyes

the catcher in the eyes

Il seguito del Giovane Holden, certo. Come no. Lo chiameremo il Vecchio Holden, lui avrà 76 anni e dirà “e compagnia bella” e “maledizione” ogni quattro frasi, facile. Anzi, no, lo chiameremo Out of the Rye, fuori dalla segale, perché il titolo originale è L’Acchiappatore nella segale, per via di quella filastrocca che conosciamo tutti. Certo. Come no. E Salinger, l’autore, quello che se la gioca con Glenn Gould per il titolo di Genio Autorecluso Più Famoso della Storia della Cultura Occidentale, quello che ti tira addosso con lo schioppo se vai a intervistarlo, lui, il vecchio J.D., quello che non concede un’autorizzazione che sia una per qualsivoglia adattamento del suo libro-maledizione, il vecchio J.D., lui, non farà una piega. Certo, come no. E’ una cosa impensabile solo a pensarla. Leggi il seguito di questo post »

Lascia un Commento

cognata savita

(chi disprezza compra)

(chi disprezza compra)

Il lavoro più bello del mondo è fare il rappresentante di reggiseni in un fumetto porno indiano. Leggi il seguito di questo post »

Commenti (1)

you are my angie

the Stones that the builder refused

the Stones that the builder refused

Angie dei Rolling Stones è una canzone famosissima: quando Keith Richards spara il gigantesco La Minore introduttivo vengono giù i palazzetti. Uscita nel 1973, Angie alimenta da trentasei anni un flusso di leggende metropolitane pressoché costante. In quasi tutte c’entra David Bowie: Angie era sua moglie, all’epoca. Però pare Angie limonasse con Mick Jagger. Angie era anche il nome della figlia di Keith Richards, nata giusto giusto nel 1973. Angie era anche il soprannome di Anita Pallenberg, fidanzata storica di Brian Jones, poi moglie di Richards e amante di Jagger. Insomma: non si sa a chi è dedicata, e gli interessati o sono morti o cincischiano. Alcuni dicono che l’abbia scritta addirittura David Bowie (sono gli stessi che strizzano l’occhio e dicono: “E il riff di Rebel Rebel? Ci hai mai fatto caso? Non ti è mai venuto il dubbio che possa averlo scritto Keith Richards?”). Angie dei Rolling Stones è una canzone famosissima, e misteriosa.

Leggi il seguito di questo post »

Lascia un Commento

[una gigantesca moneta da cento lire]

mamma mia, dammele

mamma mia, dammele

nel giorno in cui il mondo scopre che (forse) è stato Gaugin a mozzare l’orecchio di Van Gogh, uno spumeggiante e incomprensibile racconto inedito del vostro scrittore preferito.

dentro ci sono:
un rasoio
salvador dalì
franz woyzeck
caligola
pierluigi collina
una gigantesca moneta da cento lire, appunto.

cliccaci sopra per scaricarlo (tre pagine, in pdf).

doveva finire su finzioni, ma questo mese non ci stava.
finzioni sta diventando una roba grande, tra parentesi.
torino, here they come.

io, intanto, scappo di casa.
e poi:
mercoledì 6 maggio facciamo un reading al Magazzino Parallelo di Cesena.
giovedì 7 maggio facciamo lezione di musica a casa di Charlie.
venerdì 8 maggio facciamo un reading al Materia Off di Parma.
sabato 9 maggio suoniamo a Forlì con gli Spartiti per Scutari.

la vita / mi consuma / le gengive.

Lascia un Commento

ah, i divorzi

Non ci dovevo nemmeno andare a quella festa, ma Sean ha insistito tanto. Sean sarebbe Puff Daddy, o P.Diddy, o come si fa chiamare adesso: il Divo dell’hip hop americano. Quando Puffy chiama, io rispondo. Io sono Nas, faccio il rapper e se c’è da andare a un party sono sempre lì che mi chiedo “Mi si noterà di più se ci vado o se non ci vado?”. Quella volta ci sono andato. E ho conosciuto mia moglie.

Leggi il seguito di questo post »

Lascia un Commento

il poeta nel vulcano

lo so, non è il vulcano

(lo so, non è il vulcano Kuchinoerabu)

Ci sono le sue impronte stampate sul pendio del vulcano. Impronte in salita. E nessuna impronta in discesa. Craig Arnold si è volatilizzato. Craig Arnold è un poeta americano, ha 41 anni. Per campare insegna letteratura inglese all’Università del Wyoming, ma la sua passione è la scrittura. Scrivere. Scrivere e viaggiare: il padre di Craig era un militare di carriera, e il ragazzo ha vissuto un po’ in tutto il mondo. Soprattutto, da adolescente, quattro anni in Giappone. E il Giappone, una volta che ti è entrato dentro, non lo tiri fuori nemmeno con le bacchette. Allora, una sera di qualche mese fa, succede: Craig porta fuori a cena la sua ragazza, Rebecca. “Reb, io parto”. “Lo sapevo”. Cinque mesi in Giappone a fare il poeta vagabondo, con un chiodo fisso piantato nel cervello: scrivere Il Libro Definitivo Sui Vulcani. Uno zaino, un iPhone, due soldi. Destinazione: Isole Ryukyu, sud del Giappone. “Se non mi faccio sentire per 48 ore, inizia a cercare aiuto”. Leggi il seguito di questo post »

Lascia un Commento