Archivio per Uncategorized

volevo solo dire che

siamo registrando il disco dell’immaginario Collettivo.
un computer con la mela e cuBase, dei materassi, dei tappeti, un microfono a condensatore, quattro persone, due cani, una madre che si addormenta sul divano e un’altra madre che non vedo mai, tutti i giorni dalle cinque di pomeriggio alle due di notte, per quattro giorni, poi torno a casa a dormire e la mattina dopo ce ne vogliono due, di caffè.
sabato scorso c’eravamo noialtri venticinque tutti giù dal palco, e tutto intorno cinquanta albanesi che ballavano e ne volevano ancora.
sono a mezzo con l’organizzazione di:
- un festival itinerante di musica, arte e danza a forlì, l’ultimo week end di giugno
- una rassegna letteraria a cagliari, quest’estate, con annesso reading da preparare
- una roba per il museo d’arte moderna di bologna ad autunno

tutto gratis, eh.

e poi c’è una telefonata che devo fare da una settimana e non ho ancora fatto.

ieri alla Pickwick ho visto Gargantua e Pantagruel tutto intero usato a sei euro e venti, l’ho comprato, e in tutto ciò non vorrei fare altro che leggere Gargantua e Pantagruel tutto il giorno, tanto sono ottocentocinquantapagine e a leggerle vado piano perché sottolineo un sacco di roba.

poi esco di casa a mezzogiorno, senza fame alcuna, e metto le gambe sotto al tavolo della cucina di mia nonna, dove è domenica anche il martedì.

il suo credito sta per terminare, perchè è inferiore a tre euro iva inclusa.

Lascia un Commento

Chargoggagoggmanchauggagoggchaubunagungamaugg

salve, sono Richard D. Cazeault

salve, sono Richard D. Cazeault

certe storie si scrivono da sole.

Lascia un Commento

più mostri pelosi per tutti.

il trailer del nuovo film di spike jonze.
co-autore, dave eggers.
la vita reale, ultimamente, è un po’ così.
non così come il film.
“un po’ così” nel senso di: non mi va di parlarne.

Lascia un Commento

ventisettesimomarzo, puntata sei [compiere gli anni sul treno]

this coltrane is bound to glory

this coltrane is bound to glory

Per l’ora dell’aperitivo il cielo tiene da parte il colore migliore, un arancione fluorescente abbastanza finto. Il treno regionale pedala tranquillo, i giornali non svolazzano e i francesi sono sereni, lo dice pure Jeff Israely su Internazionale. Ogni tanto un bolide più veloce ci supera da destra: dentro c’è gente che dorme, come qui, ma più comodi. Un po’ di autostrada, i benzinai, il bambino alla mia sinistra riflesso nel vetro alla mia destra. Il bambino mangia un panino più grande di lui, dentro c’è il prosciutto e il formaggio e l’insalata e la maionese. Lo studia attentamente prima di ogni morso: quando la foglia è troppo grande la strappa, quando lo Scottex è troppo vicino lo accartoccia. Ha la frangia. Non arriva a terra con i piedi, storpia i nomi delle fermate e non sta fermo un secondo: “Mattia, finisci quel panino. Mattia, lascia stare il signore. Mattia, basta”. Leggi il seguito di questo post »

Lascia un Commento

cucù

no, non sono thom yorke

no, non sono thom yorke

è nato Finzioni.

è un mensile di lettura creativa.

cliccando sul faccione di Giorgio Luigi Borghese potete leggere il numero zero.

siamo molto emozionati.

Commenti (2)

gerry è sbronzo (e solo)

gerry (con la G)

gerry (con la G)

Luglio 2008. “C’era sangue dappertutto. E vomito. E piscio. Abbiamo tolto le tende e i tappeti, ma tutta quella roba non se ne veniva via: li abbiamo dovuti bruciare, capisci?”. Il direttore del Westbury Hotel di Londra si chiama Signor Huggan, e il Signor Huggan non è abituato a bruciare le tende delle stanze del suo albergo a cinque stelle. Il cronista del Sun prende appunti: “Ma dov’è finito, adesso?”. “E che ne so – dice il Signor Huggan – tra l’altro mi deve 3mila sterline, e non credo che le rivedrò presto”.
Agosto 2008. “E’ scappato. Scappato nel senso di scomparso. Ha lasciato qua tutto: i vestiti, i documenti, tutto. Ieri sera c’era, stamattina non c’era più. Non so chi faceva la guardia, no. E’ scappato. Sì”. L’ospedale St. Thomas di Londra si chiama come un’allegra canzoncina, ma l’infermiere di turno non è allegro neanche un po’: Gerry è scappato un’altra volta.
Febbraio 2009 (ieri): Leggi il seguito di questo post »

Commenti (1)

[smanettoni #1] Piacere, Frusciante

john frusciante

no, non sono uscito dal gruppo. no, non mi chiamo jack

Before the beginning c’è una chitarrina registrata malissimo, ma malissimo apposta, male per bene. Il lo-fi è la forma più alta di fedeltà verso se stessi: onanistica, la registrazione a bassa fedeltà. Semplice, efficace. Solitaria: va da sè, e va per tre. Non serve la coerenza. Serve solo essere smanettoni. E appassionati. E non dovere niente, non dovere niente di niente a nessuno. Faccio la mia cosa nella casa, diceva un noto rapper bianco con gli occhiali, qualche anno fa. Poi la frase è diventata uno sfottò per la gente come me, da parte di gente come voi. Ma io la parola “sfottò” non la userei mai. Leggi il seguito di questo post »

Commenti (2)

non si scherza con Jesus.

di cosa parla like a virgin?La palingenetica obliterazione dell’io trascendentale si infutura nell’archetipico prototipo dell’autocoscienza cosmica.
Scherzavo.
Jesus si alza dal divano, si aggiusta i pantaloni e dice: “Il sesso con Madonna è un’esperienza che dovreste provare tutti, almeno una volta nella vita. Peccato per voi che lei sia mia: se ci provate, vi spezzo le gambe”.
Tranquillo, Jesus.
“Allora intesi, eh?”.
Tranquillo Jesus, ti ho detto di stare tranquillo.
“No, perché io sto fuori casa un sacco di ore al giorno e non vorrei che…”.
Tranquillo, checcazzo. Leggi il seguito di questo post »

Lascia un Commento

c’era quella canzone dei glassjaw

[la gigantesca scritta STICAZZI] oggi daryl palumbo compie trent'anniC’era quella canzone dei Glassjaw, probabilmente non se la ricordano nemmeno i Glassjaw.
Probabilmente non ve li ricordate nemmeno, i Glassjaw.
Mascella di vetro, jaw. La mascella dello squalo.
Quella canzone dei Glassjaw diceva: I’m glad when you’re near, but I’m sad when you’re here.
Questo, quantomeno, è quello che ci sentiva dentro Gianluca. Non ha mai saputo troppo bene l’inglese, Gianluca.
Quella frase dei Glassjaw, in italiano, suona così: Sto bene quando sei vicina, ma sono triste quando sei qui.
Vicina: bene. Vicinissima: male. Incomprensibile.
E’ facile far giochi con l’inglese, son tutte parole corte, so easy to play games. E allora dimentichiamoci i Glassjaw. E dimentichiamoci pure Gianluca, come ci siamo dimenticati i Glassjaw.
Sto bene quando sei vicina, ma sono triste quando sei qui. Qui con me. E’ questa la compiuta definizione di quel nebuloso fenomeno che va sotto il nome di rapporto a distanza? Ecco, ho usato la locuzione “nebuloso fenomeno che va sotto il nome di”. Un po’ logora, in effetti. Come l’argomento Storie A Distanza. Ognuno la pensa a suo modo, sull’argomento storie a distanza. Gianluca – se esistesse, se ricordasse quella canzone dei Glassjaw – la penserebbe così: Leggi il seguito di questo post »

Commenti (1)

uei, i moguei.

mogwaiStuart Braithwaite di secondo nome fa Leslie, come gli amplificatori rotanti. E’ un ciccione pelato con la maglietta di Star Wars e la faccia da fonico, però ha una moglie e due cani e una vita tutto sommato felice: non è facile essere felici, tutto sommato. Provateci voi. Stuart L. Braithwaite può permettersi di dire one two three four solo muovendo le labbra, e gli rispondono due chitarre un basso e una batteria con rombo di tuono. Rombo di tuono non nel senso di Gigi Riva, anche se il calcio in qualche modo c’entra. Il rombo di tuono è quello dei Mogwai, un gruppo scozzese che si chiama come il mostriciattolo di un film americano. Leggi il seguito di questo post »

Commenti (1)

Articoli precedenti »