diamoci mezz’ora al giorno, di notte.

mio zio mi ha chiamato bin laden, una mia amica mi ha detto che sembro un rabbino: tra otto ore mi faccio la barba, giuro.

sì, mi viene da scrivere solo quando mi succede qualcosa di lavorativo, il lavoro vero, quello dei soldi, dell’affitto che ho paura a pagare e delle voglie che non smetto di levarmi. tra nove ore uscirò di casa, e andrò a un colloquio. mi offriranno (forse) di fare un lavoro che non ho mai fatto. mi diranno che la sede è a lugo e io dirò: bella città, lugo. poi penserò che adesso al lavoro-che-non-mi-piace ci vado a piedi, se fumassi ci metterei probabilmente il tempo di una sigaretta. è comodo. comodo come un calzino sporco. oggi la mia vicina di scrivania ha compiuto gli anni e non le ho nemmeno fatto gli auguri: mi sembrava falso, ci diciamo ciao quattro volte al giorno, la mattina lei entra e io sono già lì, la sera io esco e lei è ancora lì: e basta. vado a lavorare dentro ai pantaloni neri dell’adidas che mi mettevo in quarta superiore, con una felpa regalata e una barba mediorientale. se ti vedesse tua madre. se io potessi, starei sempre in vacanza. ciao mamma guarda come mi diverto.

dici: diamoci mezz’ora al giorno. scriviamoci, o qualcosa del genere.
sto scrivendo una canzone, fa ridere trattare questa cosa come un parto: Bob Dylan alla mia età aveva già fatto in tempo a fare la svolta elettrica. vorrei scrivere canzoni in italiano da biasciare in faccia alla gente, e credo che lo farò. vorrei anche scrivere qualcosa di utile, e soprattutto vorrei smettere di usare il verbo scrivere, è come fare annusare una pentola senza mai spegnere il fornello.

lo scorso week end abbiamo fatto il reading a bagnacavallo, in una piazza ellittica, un aggettivo che non usavo dalla seconda media. è stato intenso, nella netta distinzione tra questa volta sì e questa volta no, ilcantodellaparola è stato decisamente una di quelle volte che Sì. Grazie a Michele di Discanti: avere partecipato alla prima edizione di un evento del genere mi regala una rara fierezza da pioniere.
grazie pure a enrica, e sara, e bicio, ma non ci metteremo a fare gli sdolcinati.

la settimana prossima succederà questa cosa:

spettacolino alla libreria Massena28

mi fa strano dirlo, chissà se mi legge qualche piemontesetorinese, a me romagnoloforlivese.

ah, piemontesi: il 15 novembre sarò a cuneo a esor-dire. io e altri cinque ggiovani autori, dentro a un teatro. ognuno con un racconto. presenta mao (non lui, lui)

se me la faccio addosso? certo che me la faccio addosso.

ah, il primo week end di dicembre sarò a roma.
a differenza di walter veltroni, non mi porterò dietro gli 883.

volevo dire che il mio amico jacopo ha aperto un blog bellissimo, in cui parla di libri nell’unico modo possibile: in diagonale, e alla svelta.
se ce la faccio lo metto tra i link, qua di fianco, per ora beccatevi questa:

Chi cerchi di trovare uno scopo in questa narrazione sarà perseguito a termini di legge; chi cerchi di trovare una morale verrà bandito; chi di trovare un intreccio fucilato.
Per ordine dell’autore.

(è Mark Twain)

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