fricchettoneide

giacomo toni, magazzinoparallelo, 25.12.08 (foto Francia)

Siamo condannati a un pubblico di fricchettoni, dice Giacomo Toni, e la rima non è per niente voluta. Non ci sono molte rime nelle canzoni di Giacomo Toni, ma la gente le sa a memoria lo stesso. La gente è la sua gente, ogni volta che torno a sentirlo vedo in mezzo al pubblico le stesse venti-trenta facce: è la tribù dei forlimpopolesi, lo seguono ovunque, se lo portano in un palmo di mano e con l’altra mano bevono un po’ di brulé, perché è la sera di Natale e fa un freddo cane.”Festeggiamo Gesù Bambino che è venuto al mondo per scacciare via i musulmani e gli induisti”. La sua gente ride, applaude, si sdilinquisce: “Suona, Giacomo, suona!”.

Il Magazzino Parallelo è imballato, molti sono qua per il concerto: gli altri passeranno tutto il tempo a farsi gli auguri e a raccontarsi storie poco interessanti a un volume altissimo, andando inevitabilmente a sfracellare l’atmosfera dei (rari) pezzi tranquilli che la Novecento Band mette sul tavolo. La gag è la solita: “Vi presento la Novecento Tribute Band – dice Giacomo – ovvero il gruppo che fa le cover delle canzoni che la Novecento Band suonava nel 2008”. Gli altri tre di solito a questo punto se la ridono, abbassano la testa e mitragliano sedici battute di swing. L’altra sera gli altri tre erano quattro: al trio Francesconi – Villa – Frattini (chitarra contrabbasso batteria) si è aggiunto Marcello Detti detto Jandù, muscolare trombonista noto ai più (ma soprattutto alle più) per la sua militanza nei Nobraino. Jandù fa il trombonista quando c’è da fare il trombonista, e nel jazzato cantautorato proposto dalla Premiata Ditta Toni ci sta come il cioccolato fuso sul pandoro. Ma poi l’indomito Detti tira fuori il suo armamentario di conchiglie a fiato e imbuti riconvertiti a olifanti, e aggiunge variopinti rumorismi di condimento. L’amalgama sembra buono, giacché amalgama è maschile: sono parecchie le volte in cui Giacomo si allontana dal microfono e si gode il suo quartetto, fa Sì con la testa e mescola l’acqua con il rum.

Il 2 gennaio la Novecento Band suona al Madamadorè di Forlì, chissà se la comparsata diventerà consuetudine: per il concerto dell’altra sera hanno fatto le prove l’altro pomeriggio, questa è gente che ha poco tempo da perdere. Un paio d’ore filano lisce lisce al Magazzino Paralleo, tra cori da stadio e siparietti d’antologia: spesso (più spesso del solito) Giacomino rimane solo di fronte al pianoforte, sembra che abbia quattro mani e racconta barzellette su operai nordafricani che finiscono a lavorare nel nostro Nord Est, e nessuno usa le chiavi inglesi perché le chiavi inglesi devono tornarsene in Inghilterra invece di venire qua a rubare il lavoro alle chiavi italiane. La sua gente se lo mangia con gli occhi, lui gli occhi li tiene chiusi ma i tasti li trova lo stesso, e a me torna in mente come al solito quella frase di Tom Waits: “Il pianoforte è l’unico strumento musicale su cui si può appoggiare un bicchiere”.

Era iniziato con una chitarra acustica, il concerto, e con una chitarra acustica finirà: la chiusura con Il peggio del peggio era inevitabile, la presentazione pure: “Visto che mi ascoltano solo i fricchettoni ho scritto un pezzo da fricchettoni. Però ricordatevi una cosa: i fricchettoni sono la morte della musica”. Tutti l’hanno dimenticato e pochi l’hanno sentito, ma il concerto si è aperto con un pezzo voce – chitarra acustica – contrabbasso che se lo faceva Vinicio Capossela a teatro il teatro rimaneva muto: quattro strofe senza plettro con la storia della “ragazza più bella tra il Rio delle Amazzoni e la foce del Po”, e giudici e gendarmi e preti che mettono in croce chi ha la sfiga di innamorarsene. Il ragazzo ha della stoffa. “Ha qualcosa di De André – mi dice una tipa – forse il modo di raccontare le storie”. E poi ci sono Buscaglione e Jannacci, Arigliano e Gaetano, i denti inspiegabilmente bianchissimi di uno che la vita la prende dritta nelle gengive, un quartetto/quintetto di musicisti con una panacca invidiabile, come si fa a non divertirsi?

La panacca sarebbe il tiro, signora, quella cosa che hanno i gruppi musicali quando ti fanno venire voglia di ballare. I fricchettoni che cosa sono? I fricchettoni siamo noi, che domande. Buon Natale in ritardo, e un consiglio in anticipo: il 2 gennaio al Madamadorè, fai te.

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