cuordimanzo blues

captain beefheartCuordimanzo, non si è mai capito perché. Capitano Cuordimanzo, da declamare saltando in piedi sul banco, subito, oggi, se no l’attimo se ne fugge. Captain Beefheart compie 68 anni, ed è un vecchio sclerotico della California del Sud. Sclerotico nel senso di sclerosi multipla. Però dipinge dei quadri bellissimi. E quarant’anni fa riusciva a stare sveglio una settimana, poi dormiva due giorni a fila, e quando si svegliava aveva sognato un disco.
Ah, sì, beh, Captain Beefheart.
Captain chi?
Non c’è troppa via di mezzo: uno come Cuordimanzo non lo senti dire in giro: lo conosci, e allora le chiacchiere sono inutili: parlare di musica è come ballare di architettura, diceva il suo amico Frank Zappa (tra l’altro il soprannome l’ha inventato lui). Oppure non l’hai mai sentito nominare, e allora volti pagina, più o meno metaforicamente: te ne freghi, se oggi è il compleanno di Don Van Vliet.
Don Van Vliet è il suo vero nome. “Cantante, musicista e pittore statunitense, tra i precursori e maggiori esponenti del rock sperimentale” dice Wikipedia, che ne riporta immediatamente la citazione-manifesto: “Non voglio vendere la mia musica. Vorrei regalarla, perché da dove l’ho presa non bisogna pagare per averla”. Radiohead, beccatevi questa. Don Van Vliet, voce di uno che grida nel deserto con le pezze al culo e non lo capisce nessuno, perché la sua voce è “Raucedine, gargarismi, respiri, sottovoce, falsetto… tutto serve allo scopo di smantellare l’arte del canto e tramutarla in degradata emissione di versi bestiali” (Scaruffi). Tom Waits, beccati questa.
Ascoltare Captain Beefheart nel 2009, a 27 anni, io. L’età che aveva lui nel ’68, quando le canne si chiamavano ancora spinelli e la Rivoluzione era un blues di Neil Young. “Se c’è un bianco che può cantare il blues, quello è Captain Beefheart” (Rossi). Non capire un tubo della musica del Capitano Curdimanzo è perfettamente normale: non si capisce un tubo nemmeno nei quadri di Jackson Pollock, eppure. “L’arte astratta è buttare un secchio di vernice sulla tela, passarci sopra uno straccio e poi vendere lo straccio” (questa non mi ricordo chi l’ha detta): il free jazz, la musica più inascoltabile dell’Occidente, è l’equivalente sonoro del cubismo, dell’astrattismo, della Kinopravda, di tutto ciò che è smantellamento formale e in generale di tutto ciò che è noiosissimo dopo tre minuti. Il blues slogato del Capitano è pieno di ingerenze free jazz, eppure è libidine pura: la cappa intellettualoide se ne va appena si spalanca la finestra, e quello che respiri è ossigeno ossigenato, refrigerante e biondo. Avercene.
Tutti (quelli che ne sanno) ti diranno che Trout Mask Replica (1969) è la cosa migliore successa al rock nell’ultimo mezzo secolo, ma gli ascoltatori di musica buona sono gente strana e permalosa, e alle Superclassifiche fanno sciò, via, te le faccio vedere io le Pietre Miliari. Se c’è una cosa più di nicchia di Captain Beefheart sono quelli che snobbano Captain Beefheart e la sua faccia-di-pesce. In effetti, TMR è tosto. Ci sono due chitarre che si parlano addosso, basso e batteria che vanno a caso e soprattutto il clarinetto basso, vai te a capire se uno deve innamorarsi del clarinetto basso: lo suonava Eric Dolphy (free jazz, rieccoti), ma neppure un soggetto stilosissimo come Eric Dolphy riuscì a levargli di dosso quell’aria da “vorrei essere un sax tenore ma non posso, in compenso non sono nemmeno un clarinetto perché sembro la pipa di Gandalf”. Se c’è una cosa peggiore del clarinetto, diceva Ambrose Bierce, sono due clarinetti. Non è vero: se c’è una cosa peggiore del clarinetto, è il clarinetto basso.
Una voce come non ne sentiremo più, the only true dadaist in rock che ci ha reso appetibile l’avanguardia grazie a robuste iniezioni di blues, e il blues, almeno quello, lo capiscono tutti. Oggi Cuordimanzo compie 68 anni, e da un bel pezzo è una specie di J.D. Salinger: ritirato, malato, dipinge e scolpisce per le gallerie fighette di Soho, e la gente va a vedersi le sue opere e dice: wow, chi è ‘sto genio?
E’ Don Van Vliet.
Ah, sì, beh: Captain Beefheart.
Captain chi?
Auguri da lontano, Cuordimanzo.

(vabbeh, il compleanno era ieri. ma ieri è stato un giorno terribile)

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2 Comments

  1. Posted 17 gennaio 2009 at 18:41 | Permalink | Rispondi

    Noooo… Non l’ha detta Zappa, quella cosa dell’architettura! Forse l’ha detta Elvis Costello, me non è sicuro… c’è un sito in cui sono elencate le errate attribuzioni di quella frase, è nel libro di Franco Fabbri (a proposito, ti è piaciuto?)

  2. *GPJ
    Posted 15 febbraio 2010 at 22:39 | Permalink | Rispondi

    Ascoltare TMR a ventisette anni… nel 2010 :)
    Avevo letto una recensione entusiastica che parlava di un amico del recensore che aveva strabuzzato gli occhi (e le orecchie) all’ascolto di questo disco, mi aspettavo qualcosa di astruso ed inascoltabile e invece… curiosamente digeribilissimo! Solo i Flying Luttenbachers mi si fermano ad altezza gargarozzo, ma questa è un’altra musica… ed un’altra storia ;)
    Cmq mi unisco nell’augurio al Capitano e complimenti per il brano! (ho pure fatto la rima tò…)
    *GPJ

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