[smanettoni #1] Piacere, Frusciante

john frusciante

no, non sono uscito dal gruppo. no, non mi chiamo jack

Before the beginning c’è una chitarrina registrata malissimo, ma malissimo apposta, male per bene. Il lo-fi è la forma più alta di fedeltà verso se stessi: onanistica, la registrazione a bassa fedeltà. Semplice, efficace. Solitaria: va da sè, e va per tre. Non serve la coerenza. Serve solo essere smanettoni. E appassionati. E non dovere niente, non dovere niente di niente a nessuno. Faccio la mia cosa nella casa, diceva un noto rapper bianco con gli occhiali, qualche anno fa. Poi la frase è diventata uno sfottò per la gente come me, da parte di gente come voi. Ma io la parola “sfottò” non la userei mai.
Hello, I’m John Frusciante, e sono l’unica cosa al mondo che giustifica l’esistenza dei Red Hot Chili Peppers. I più distratti continuano a domandarsi: ma non era Jack Frusciante? No, signora, no. John. Il chitarrista dei Red Hot Chili Peppers, quelli californiani con il cantante pieno di tatuaggi e il bassista pieno di tatuaggi e il batterista pieno di tatuaggi e il chitarrista pieno di tatuaggi, e il chitarrista è John Frusciante. Gli altri tre sono, nell’ordine: un surfista travestito da attore porno travestito da rapper bianco senza occhiali, un genio dello slap soprannominato Pulce e un perverso cinquantenne feticista del piede. Poi c’è John Frusciante, che ogni tanto esce dal gruppo perché si fa le pere. John entrò nel gruppo a inizio anni ’90 perché il chitarrista precedente si faceva le pere, ed era morto. Poi è uscito John ed è entrato Dave, poi è uscito Dave (chissà perché), poi è rientrato John, poi John ha aperto un’etichetta discografica nella cantina di casa sua, poi ha iniziato a farsi delle serate che non vi dico insieme a Rick, un ciccione con la barba che di mestiere gira le manopole del mixer finché la chitarra non suona come una rasoiata. I soldi che non spende per eroina o metadone o riabilitazione, John li spende in chitarre e pedali. Ce n’è parecchi così: non si drogano così tanto e non suonano a fasi alterne nei Red Hot Chili Peppers, ma il punto è smanettare con le manopole del mixer.
“C’è un’infinità di canzoni bellissime, là fuori. Non credo che esauriremo le possibilità di combinazione di pochi, semplici accordi di chitarra”. Ciao, mi chiamo John Frusciante, oggi inizia il Festival di Sanremo e io sono il protagonista della prima puntata di una nuova rubrica: si chiama Smanettoni, la rubrica. Né di venere né di marte non si sposa e non si parte, dice un noto proverbio di Benevento (nonno Frusciante di nome si chiamava Generoso, ed era di Benevento): oggi è martedì, ed è pure il 17. E inizia Sanremo. Generoso Frusciante non avrebbe approvato. Però nonno Generoso compra il giornale, sente la radio, ogni tanto legge pure i blog, e Sanremo gli erutta addosso come una brodaglia bollente. Bisogna tirare fuori un po’ di dischi per anestetizzarsi le orecchie. Il nuovo disco di mio nipote, per esempio.
“E’ una storia che non si svolge nel mondo reale. E’ racchiusa nella mente di una sola persona attraverso la sua vita. L’unico altro personaggio presente è qualcuno che non vive nel mondo reale ma vi è dentro, nel senso che lui esiste nella mente della gente. La mente è l’unico posto nel quale si può certamente dire che esistano tutte le cose. Il mondo esterno ci è noto solo attraverso i sensi”. Sembra Husserl in acido, invece è John Frusciante che parla di The Empyrean. The Empyrean sembra il nome di un gioco da tavolo, o il titolo di un film con Daniel Day Lewis, e invece è il nuovo, ennesimo disco solista di John Frusciante. E’ uscito da poco, non l’ha cagato nessuno e dentro c’è una cover di Song to the Siren di Tim Buckley: La Canzone Più Triste Del Mondo. Eremitaggio puro. “Andrebbe ascoltato al volume più alto possibile, in un salotto nel cuore della notte”.
Dentro al disco di uno Smanettone ci sono più idee che in cinquantanove anni di Sanremo. A John Frusciante (trattato come se fosse nostro cugino) è dedicata la prima puntata della rubrica. La rubrica non vuole essere snob. Nemmeno John vorrebbe essere snob: fa solo i dischi che la sua pancia gli dice di fare, solo che poi ci mette dentro il chitarrista degli Smiths o il Quartetto d’Archi Superfico, e allora uno dice: vabbeh, hai fatto una scoreggia nel vuoto siderale di Hollywood con i tuoi quattro amici artistoidi, sai che ci frega a noi del tuo nuovo disco solista.
Appunto: si può scegliere di non ascoltare John Frusciante. Sanremo, invece, ci tocca.

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2 Comments

  1. Posted 7 aprile 2009 at 00:27 | Permalink | Rispondi

    Sarei fortemente curioso di conoscere il recensore.Una recensione cosi’ originale,tagliente,sadica,inteligente,geniale e quantaltro non l’avevo mai letta…
    Andrea

  2. cinzia
    Posted 27 agosto 2009 at 00:10 | Permalink | Rispondi

    idem come sopra. chi è che ha scritto, pls?

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