ventisettesimomarzo, puntata due.

roba che scotta

roba che scotta

Il cielo di Ancona, quando piove, è decisamente brutto. Ti copre di bianco e ti annega di bianco.

La tipa pensa che io stia scrivendo una poesia su di lei. Lo so perché si è appena toccata il collo. Toccarsi il collo è un gesto impegnativo da fare in pubblico, se uno ci pensa. Il punto – una volta tanto un punto c’è – è non pensarci. Ti sfiori la nuca distratta mentre smanetti con il lettore mp3, certo che non è una posa. Una posa? Io non direi mai la parola “posa”. Mi tocco il collo senza volerlo e parlo meglio / parlo meglio dei giornali che leggo / parlo meglio se mi offri una sigaretta / parlo troppo quando bevo vino / anche dopo che è finito il pane / (rutto) / sono una di quelle ragazze che non si vergognano a fare un rutto in casa propria, e ogni tanto pure in casa degli altri, tanto a ristorante non mi ci porti mai, ma a te tutto questo (il mio collo, i miei rutti, i miei soldi) a te tutto questo piace, ti piace da morire, lo so.

Bisognerebbe scrivere a matita in pubblico senza pensarci troppo, senza paura di prese per il culo incrociate: ti va, lo fai. Come toccarsi il collo.

Hai ragione, penso. Mi fai venire in mente il film del pittore e della scrittrice, come si chiamano, quelli famosi, maledettissimi, lui un po’ gay, lei pure, la storia è raccontata da lei cinquant’anni dopo… Il pittore e la scrittrice si amano da subito come due rabbiosi cuccioli, scopano come dei professionisti e fanno un’arte necessaria, radicale, potentissima, lei scrive libri con dentro un sacco di sesso e lui dipinge con un impeto, un’eleganza, un rigore nordeuropeo come non se ne fanno più. Vabbeh, dopo sei mesi Romea e Giulietto non si sopportano più, si lasciano a schiaffoni e piatti rotti, le va altri sei mesi ospite di un suo cugino architetto in Toscana e lui rimane in un lago di sangue metaforico, forse è tempera, e passa le serate a dire ai suoi amici Lei tornerà, datemi la chitarra. Dopo un anno si incontrano di nuovo, ma poi dovevo uscire e non ho visto come continuava. Oltretutto non era un gran che.

Il Coro della Carrozza Sette con i suoi ciuffi, i suoi buffi accenti e le sue fantasie sessuali. Tu e la tua bocca gonfissima, ipertrofica, un badile di rossetto e gli stivali, naturalmente, gli stivali. Andiamo mezz’ora in bagno insieme? Possiamo dividerci una sigaretta come due quindicenni, tiriamo giù lo sportellino e parliamo, parliamo un po’, mi sembri così annoiato. Tutto solo pensato, mentre il Coro della Carrozza Sette mastica chiacchiere su ricette di cucina da spendere poco, vestiti da spendere poco, Facebook, sbornie prese o da prendere, soldi, soldi, soldi. La tipa con la bocca gigantesca aspetta con ansia il suo Quarto d’Ora di Falconara Marittima, ma poi si addormenta.

Non me ne frega un cazzo di essere maleducata, pensa la ragazza. La gente si fissa a guardarmi perché ho due palline di ferro in cima al setto nasale, lo so: gliele ho messe io. Adesso però mi hai guardata troppo a lungo. Anzi: troppe volte, e mai abbastanza a lungo.

La ragazza che si toccava il collo scende alla prossima fermata. In effetti è il capolinea, scendo anch’io. Mi alzo prendo la borsa ci metto dentro il quaderno e lei, improvvisa / ma educata / lei, senza in effetti disturbare, si avvicina / al mio anonimo setto nasale / e fa l’unica domanda che non doveva fare/ “Che cosa stavi scrivendo?”.

La scena non ha seguito. Come perché? Perché è inventata.

Che cosa ho imparato oggi

Oggi ho imparato due cose. Ho imparato chi sono i veri balbuzienti, me compreso: sono quelli che provano a leggere i miei testi ad alta voce e non ce la fanno. L’altra cosa che ho imparato è un ottimo indicatore per scoprire se stai invecchiando: mi sono steso sul letto singolo nella stanza singola che mi aveva preparato Paolo, uno di quei ragazzi di Es.Terni che mi ospitano, e mi sono sentito immediatamente fuori misura. Come un nonno costretto a dormire nel letto lasciato vuoto da un nipote in gita con la scuola.

Il punto, signore signori

Il punto non c’è. C’è una storia, però. Anzi, una sceneggiata. La sceneggiata s’intitola ventisettesimomarzo. Questa era la terza puntata, o puntata due. Il seguente indirizzo è buono anche per numeri arretrati, consigli, segnalazioni, lamentele, opere di bene. Al prossimo marzo.

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