ventisettesimomarzo, puntata cinque [io rimango sulla zattera]

the Titanic sales at dawn

the Titanic sales at dawn

Bentornati a ventisettesimomarzo. La puntata quattro non era venuta bene, passiamo direttamente alla cinque. Oggi ospitiamo Mao, Simone Weil e Gesù Cristo.

Sulla piazza di una città la gente guardava con ammirazione / il banchetto portato là / dai profeti della castrazione. Castrazione chimica. La legge è la numero 666 (giuro). Il foglio sventola vuoto, appeso a un palo di ferro: sulla piazza della città tira vento, sono le dieci di mattina e noi abbiamo dormito troppo poco. Arriva Goffredo Fofi: ha la barba e il bastone, ma non è né Mangiafuoco né la volpe. Mi dà un bacio sulla guancia, mi tiene la faccia tra le mani e mi chiede da dove vengo. Forlì, gli dico. Allora mi prende sottobraccio, mi dice Che bello, anche a Forlì c’è gente sensibile. Poi sta zitto, e mi porta a spasso. Suppongo che dovrei dire qualcosa di sensibile, e invece rido e non dico niente e aspetto che parli lui, ancora. Coraggio ragazzi, dice GoFo, ci siamo tutti? Si comincia.

“Il disordine è grande sotto il cielo. La situazione è dunque eccellente” (Mao)
La domanda è: perché continuare a scrivere libri, cantare canzoni, produrre spettacoli, disegnare fumetti, fare gli origami, quel che vi pare, insomma, perché continuare a cercare di essere artisti e poeti in una società che: normalmente, non ci considera; bene che vada, ci tollera; quando ci accetta, ci ingloba e ci distrugge. Il committente illuminato, il mecenate che sente l’odore del genio sotto gli stracci del ragazzino sporco, non esiste più. E se esiste è un padrone (di nuovo: Mangiafuoco). La domanda, insomma, è la solita domanda. La risposta a questa domanda, di solito, è l’attacco: la sparata sensazionalistica, la pisciata contro il muro della chiesa, l’eversione a favore di inquadratura, la botta mediatica. Quelli lì sono i peggio di tutti, dice Goffredo Fofi, i finti rivoluzionari che verranno risucchiati dal sistema. Bisogna difendersi, più che attaccare: siamo dei sopravvissuti, dobbiamo cercare alleati per capire come riempire i nostri stomaci senza sputtanarci. Letteralmente: “La necessità di mangiare non giustifica la prostituzione dell’arte”, dicevano i surrealisti. Piuttosto, prostituitevi voi, per mantenervi. Ma lasciate alla vostra arte l’integrità, il rigore, il fuoco. Soprattutto, rifuggite la mediocrità.

“Della Seconda Guerra Mondiale non me ne frega niente” (Simone Weil, 1945)
Più o meno. Fregarsene della Seconda Guerra Mondiale durante la Seconda Guerra Mondiale è il gesto supremo di chi vive nel presente e lavora per il futuro, di chi sa che tutto questo un giorno finirà, che ci sarà la pace e poi di nuovo la guerra, e poi ancora la pace. Qualcuno (ho già in mente chi) potrebbe citare Martin Luther King: “Se anche sapessi che domani sarà gettata la bomba atomica, oggi pianterei lo stesso il melo nel mio giardino”. Piantare degli alberi da frutto, buoni da farci la torta: non vuol dire che dobbiamo andare a zappare. Vuol dire che la nostra strategia di difesa è l’affermazione gioiosa e ripetuta di un’utopia possibile: continuiamo a indicare con il dito la terra del nostro prossimo approdo, ma intanto i transatlantici ci passano di fianco e i passeggeri continuano a guardare il dito. Qualcuno di noi ha abbandonato la zattera ed è andato a suonare il pianoforte per accompagnare il pasto dei passeggeri del transatlantico: guardatelo, è diventato un gran ciccione. Noi rimaniamo sulla Zattera della Medusa. Noi siamo i sopravvissuti. Noi siamo quelli che hanno sentito quanto sa di sale lo pane altrui, salato come questo mare, e non ne mangeremo più. Piuttosto, il cannibalismo.

“Siate candidi come colombe e astuti come serpenti” (Gesù Cristo)
Conosciamo l’arte, e conosciamo le sue astuzie. Il Grande Successo non fa per noi: esigiamo il massimo dal nostro lavoro artistico, e l’energia di questa esigenza non ci lascia le forze per sorridere alle telecamere. Però un po’ di successo ce lo meritiamo. E lo otterremo: siamo dei gran somari, ma la nostra furbizia ci salverà. Ho giusto imparato un trucchetto stupefacente: stia a vedere, signora.

Il punto non c’è. C’è una storia, però. Anzi, una sceneggiata. La sceneggiata s’intitola ventisettesimomarzo. Questa era la sesta puntata, o puntata cinque. Il seguente indirizzo è buono anche per numeri arretrati, consigli, segnalazioni, lamentele, opere di bene. Al prossimo marzo.

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One Comment

  1. Posted 10 marzo 2009 at 10:41 | Permalink | Rispondi

    bellissimo. grazie

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