dai retta a me, che sono matto.

sono un ribelle, mamma

sono un ribelle, mamma

Chiediamo, insomma, al nostro pubblico, un’adesione intima, profonda. La discrezione non fa per noi. Ad ogni allestimento di spettacolo, è per noi in gioco una partita grave. Se non saremo decisi a portare fino alle ultime conseguenze i nostri principi, penseremo che non varrà la pena giocare la partita. Lo spettatore che viene da noi saprà di venire a sottoporsi a una vera e propria operazione, dove non solo è in gioco il suo spirito, ma i suoi sensi e la sua carne. Se non fossimo persuasi di colpirlo il più gravemente possibile, ci riterremmo impari al nostro compito più assoluto. Egli dev’essere ben convinto che siamo capaci di farlo gridare.

Questa necessità in cui ci troviamo di essere il più possibile vivi e veri, basta a dare un’idea del nostro disprezzo per tutti i mezzi teatrali propriamente detti, per tutto quello che si suole definire messa in scena, come illuminazione, scene, costumi, ecc. E’ tutto un pittoresco su ordinazione, a cui non diamo nessuna importanza. Quasi quasi saremmo tentati di tornare alle candele. Il teatro consiste per noi in qualcosa d’imponderabile, che non si adatta in alcun modo al progresso.

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