you are my angie

the Stones that the builder refused

the Stones that the builder refused

Angie dei Rolling Stones è una canzone famosissima: quando Keith Richards spara il gigantesco La Minore introduttivo vengono giù i palazzetti. Uscita nel 1973, Angie alimenta da trentasei anni un flusso di leggende metropolitane pressoché costante. In quasi tutte c’entra David Bowie: Angie era sua moglie, all’epoca. Però pare Angie limonasse con Mick Jagger. Angie era anche il nome della figlia di Keith Richards, nata giusto giusto nel 1973. Angie era anche il soprannome di Anita Pallenberg, fidanzata storica di Brian Jones, poi moglie di Richards e amante di Jagger. Insomma: non si sa a chi è dedicata, e gli interessati o sono morti o cincischiano. Alcuni dicono che l’abbia scritta addirittura David Bowie (sono gli stessi che strizzano l’occhio e dicono: “E il riff di Rebel Rebel? Ci hai mai fatto caso? Non ti è mai venuto il dubbio che possa averlo scritto Keith Richards?”). Angie dei Rolling Stones è una canzone famosissima, e misteriosa.


Horace Andy è un cantante reggae, ma non ci tiene a sottolinearlo. La sua voce ricorda vagamente quella dell’immenso Little Jimmy Scott, un vecchietto americano di 84 anni affetto da ipogonadismo dell’ipotalamo: la malattia, detta anche Sindrome di Kallmann (wikipedia, come faremmo senza di te), consiste grossolanamente in un mancato sviluppo dell’ormone della crescita, mancato sviluppo che ha fermato il piccolo Jimmy alla poco considerevole altezza di un metro e mezzo. Visto che di mestiere Little Jimmy Scott fa il cantante jazz, l’effetto più interessante della Sindrome di Kallmann è stato quello di congelare la sua voce al timbro che aveva quando Jimmy faceva la quarta elementare, quando ancora non si capisce se sei un maschio o una femmina: ora e per sempre, Jimmy Scott sarà un vecchietto di centotrent’anni che canta con la voce degli angeli. Horace Andy è un po’ più giovane e molto più giamaicano di Jimmy Scott, ma la sua voce è così: sottile, arpionata sulle alte frequenze, una voce d’angelo incastonata nel corpo di un giamaicano gigantesco.
Inspiration Information è un nome perfetto per una serie di dischi. C’è un’etichetta discografica molto stilosa di cui non so praticamente nulla, su chiama Strut Records e si è inventata un progetto dal sapore antico: prendiamo un giovane promettente e il suo Maestro Ispiratore, li chiudiamo una settimana in uno studio di registrazione e vediamo cosa scappa fuori. Horace Andy è il Maestro Ispiratore del secondo volume della serie: il suo picciotto si chiama Ashley Beedle, ed è un dj inglese abbastanza sconosciuto. Di solito il ragazzo suona tamarraggini a cassa dritta, ma è rimasto celebre il suo remix di Get Up, Stand Up di Bob Marley, in cui la suddetta canzoncina sfuma senza soluzione di continuità in Welcome to Jamrock, portentoso singolone di qualche anno fa di Damian Marley, uno dei seicento figli di Bob. Che cosa succede quando chiudi in uno studio di registrazione per una settimana una leggenda della musica giamaicana e un dj abbastanza smanettone? Che domande: un capolavoro, se no cosa ne parliamo a fare.
In realtà, il motivo per cui ne parliamo è uno solo: il mondo deve sapere che Horace Andy ha cantato Angie, e che il cerchio si è chiuso. Dieci anni fa Horace ha cantato in un disco dei Massive Attack molto famoso: il disco si chiamava Mezzanine, e si apriva con La Canzone Più Triste Del Mondo. Si chiama Angel quella canzone, ed è il cupo remix di un singolo di trent’anni fa (You are my angel). Inizia con un tappeto di frequenze bassissime, poi arriva una cassa che sembra un macigno e poi l’angelo canta, canta, canta, e noi piangiamo, piangiamo, piangiamo. Tu sei il mio angelo, venuto giù dal cielo per portarmi amore, amore, amore. Se avete visto The Snatch, il film in cui Brad Pitt fa lo zingaro, avrete notato la canzone che suona mentre brucia la roulotte della madre di Brad Pitt (con lei dentro). Quella è Angel. Quella è la voce di Horace Andy.
Un giamaicano pronuncia Angie e Angel allo stesso modo. Il mistero triste della voce senza sesso è penetrato tra i labbroni di Mick Jagger, e ora abbiamo la versione numero seicentoquarantasette di questa famosissima canzone rock. Sembra niente. Ma è perché ancora non l’avete sentita.

[in realtà, tutto ciò ha senso solo per questo motivo]

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