ta-dààà, sono fuori di galera

salve, sono Burzum (chiamatemi pure Lupo)

salve, sono Burzum (chiamatemi pure Lupo)

La Stavkirke di Fantoft è un capolavoro dell’architettura religiosa norvegese. Una chiesa. Io l’ho bruciata, 17 anni fa. Benzina, stracci bagnati di benzina, fiammiferi sugli stracci bagnati di benzina, io guardo il cielo sopra Fantoft e il cielo si fuma questa buia Apocalisse. La mattina dopo: travi bruciacchiate, e un fottìo di folletti spaventati. Ho fotografato quel che rimaneva della chiesa, e quella foto è diventata la copertina del mio secondo disco. Mi chiamo Kristian Larssøn Vikernes, ma tutti mi chiamano Varg: vuol dire lupo. Mi chiamano anche Conte Grishnackh, dove Grishnackh è il nome di un orco del Signore degli Anelli. Mi piace il Signore degli Anelli. Mi piace dar fuoco alle chiese. Mi piace andare in giro armato. Mi piace Hitler. Mi piace passeggiare nei boschi della Norvegia, di notte. Non bevo. Non mi drogo. Non sono satanista. Leggo il Signore degli Anelli, gioco a Dungeons & Dragons e una volta ho ammazzato un mio amico a coltellate. Ventitrè coltellate: sedici alla schiena, cinque al collo, due alla testa.


Si chiamava Euronymous (al secolo, se proprio vi interessa, Øystein Aarseth). Personcina spassosa, Euronymous: satanista (lui sì), torturatore di animali, tossico. Era il cantante dei Mayhem, un’istituzione del black metal norvegese (il black metal norvegese, signora, è quella musica che quando suo figlio inizia ad ascoltarla è ora di preoccuparsi). Per me Euronymous era un mito. A inizio degli anni ’90 ho registrato una decina di canzoni insieme a due scoppiati come me, nel garage di casa mia: le ho mandate a Euronymous e lui è andato giù-di-testa. Mi ha voluto conoscere, mi ha invitato a Oslo, mi ha messo sotto contratto, siamo diventati amici. Vabbeh, amici è una parola grossa.
I giornali ci chiamavano “la Black Metal Mafia”. Euronymous aveva un’etichetta discografica, la Deathlike Silence Productions (Silenzio Di Morte, altro che Virgin). Aveva anche un negozio di dischi in centro a Oslo, si chiamava Helvete (in norvegese: Inferno. Yuppi). Io ero più o meno il Gianni Morandi della situazione, mi mandavano a prendere il latte e mi davano i coppini perché ero l’ultimo arrivato, mi facevano dormire nello sgabuzzino sul retro del negozio insieme ad altri musicisti di passaggio, figurarsi, per me era il Paradiso. Cioè, l’Inferno: tanto è uguale. E insomma, nel maggio del ’92 esce il mio primo disco: Burzum. Vuol dire “oscurità”, nella lingua di Sauron (ancora il Signore degli Anelli, sì). Anch’io inizio a chiamarmi Burzum, il mio gruppo divento io, è un progetto solista, suono tutti gli strumenti e mando delle basi elettroniche da due lire e strillo dentro a dei microfoni da due lire e cerco di convincere la Norvegia che tutte quelle chiese sono state costruite usurpando degli antichi terreni di sepoltura vichinghi, né più né meno che i cimiteri di guerra indiani, e insomma la Black Metal Mafia deve vendicarsi.
Dando fuoco alle chiese si diventa piuttosto popolari tra i fantatici del black metal. Molto popolari. Più popolari di Euronymous, in definitiva. Il ragazzo non la manda giù troppo bene. Sei mesi dopo l’uscita del disco ho già materiale per registrarne un altro, ma lui se ne viene fuori con un sacco di boiate, eh, guarda, c’è la crisi, non riesco a produrti, magari è il caso che stai fermo per un po’, ti va di venire a suonare il basso nel mio gruppo? Figurarsi. Geloso, invidioso e frustrato. Io ci vengo a suonare il basso nei Mayhem – non si dice mai di no quando il cantante che ti ha cambiato la vita ti chiede di suonare nel suo gruppo – però qua stiamo prendendo una brutta piega. E la brutta piega, per un metallaro norvegese, è brutta brutta.
Il 10 agosto del 1993 Euronymous mi invita a casa sua per parlare di un fantomatico contratto discografico. Io vado là e lo ammazzo. Cioè, ha cominciato lui, Vostro Onore. E tutte quelle coltellate, non è vero, a un certo punto nella rissa è caduto un lampadario e gli è finito in testa, però il cadavere nel lago ce l’ho buttato io, sì, insomma, non mi sono difeso un gran che bene e mi hanno dato 21 anni, il massimo della pena in Norvegia. In carcere ho scritto libri para-nazisti, ho pubblicato dischi, ho tentato di evadere quattro volte.
Beh, sapete qual è la notizia? Sono fuori di galera. L’altro giorno mi hanno dato i domiciliari nella mia casetta di campagna. Evviva. Ora voglio solo stare lì con mia moglie, mia madre e mio figlio. Volete un’altra notizia? A Hollywood stanno per girare un film sulla storia della mia vita. Protagonista: Jackson Rathbone, il fighetto di Twilight. Ecco, se c’è una cosa che mi fa tornare la voglia di prendere la benzina…

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3 Comments

  1. Posted 26 maggio 2009 at 02:05 | Permalink | Rispondi

    Ci piace perché è l’unico metallaro che poi insomma era cattivo per davvero.

  2. silkeyfoot
    Posted 26 maggio 2009 at 06:53 | Permalink | Rispondi

    burzum personaggio precario ad honorem!

  3. Posted 26 maggio 2009 at 08:46 | Permalink | Rispondi

    bel post, bravo guaglione!

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