cent’anni di swingitudine (selebrescion!)

salve, sono woody allen. no dai, scherzo: sono benny goodman. oggi è il mio compleanno

salve, sono woody allen. no dai, scherzo: sono benny goodman. oggi è il mio compleanno

Thelonious Monk era un figaccione, aveva certi cappelli. Ma il be-bop, in fondo in fondo, sinceramente, dico davvero, non lo ammetterò mai ma è così, sul serio: il be-bop, io, non l’ho mai capito. Tutti quei negri – io posso usare la parola negri. Sapete perché? Chi ha sdoganato ai fighetti di New York la prima big band multietnica? Benny Goodman, the King of Swing, ta-dàà, e sono pure mezzo polacco, uassamericanboi. Se si parla di integrazione razziale, il mio clarinetto è l’Obama della situescion – tutti quei negri si chiamavano tra loro cats, gatti, era lo slang dei negri della Cinquantaduesima (paglia, whisky liscio, acqua a parte, ciao bambola). Io la musica dei gatti l’ho ascoltata, lì dentro c’è del genio, davvero. Monk, Bird, Mingus, avercene. Ma la gente poi vuole ballare. La gente vogliono ballare, perché la gente è ignorante.
Lo swing è come il punk rock, però prima. Io non lo posso sapere, figurarsi: nel 1909 a Chicago il punk rock non è ancora arrivato. C’è arrivato però David Goodman, un sarto ebreo emigrato da Varsavia con le pezze al culo, la moglie Dora e quattro figli. In America ne faranno altri otto. Il 30 maggio 1909, nella Chicago che ancora non conosce il punk rock, nasco io: Benny Goodman, il nono di dodici figli. Dodici. Le note musicali nel sistema temperato sono dodici: do, do diesis, re, re diesis, mi, fa, potrei andare avanti ma ti addormenteresti, dodici. Il semitono numero nove, su dodici, è il la. La nota con cui le orchestre si accordano è il la. Quattrocentoquaranta Mega Hertz. Il tu-tuu del telefono. La. Lo standard della musica. I numeri contano, infatti si usano per contare.
Per dire: Steve Vai ha compiuto 6 anni il 6/6 del ’66. Steve Vai è l’Anticristo, lo dicono i numeri. Questa cosa l’ha fatta notare al mondo Frank Zappa. Frank Zappa è l’unica giustificazione che Steve Vai potrà presentare al Caronte che gli peserà meriti e demeriti nel giorno del Giudizio: “Ehi, io sono stato scoperto da Frank Zappa! Poi vabbeh, ho fatto del becero progressive metal truffando generazioni e generazioni di giapponesi con musica senza senso, ma cosa c’entra?”. Steve Vai, ovvero la chitarra come estensione del pene, però masturbandosi. Steve Vai ha i brufoli, i peli sulle mani e sta diventando cieco. I gatti che suonano il be-bop nella Cinquantaduesima hanno un giro di donne considerevole, ma la loro vivace attività sessuale è la lucida buccia di un frutto acerbo. Sono bambini, capisci? I bambini non fanno ballare le donne. I bambini, alcuni, vedono le mutande rosa prima degli altri, ma tutti i bambini maschi giocano a pallone troppo volentieri. Una jam session be-bop con i gatti è come giocare a pallone. Fare un quarto d’ora di assolo di chitarra è come giocare a pallone contro il muro. Giocare a pallone invece di far ballare una donna, che spreco.
Tu non c’eri la volta che il mio batterista è venuto e mi ha detto: “Benny, io Sing, Sing, Sing la inizierei così”.
Lo swing è come il punk rock, anche nel senso del pogo. La gente non è che vuole sempre ballare, ogni tanto vogliono anche pogare. Il pogo, lo spiego nel caso qualcuno fosse arrivato fin qui a leggere, Oh, ciao, complimenti per la pazienza, se qualcuno è arrivato fin qui a leggere e non sa cos’è il pogo è giusto che lo sappia, il pogo è quando ti dai delle botte con la gente invece di ballare, in amicizia, le spallate, se c’è il punk rock si chiama pogo. Se c’è il silenzio si chiama rissa. Se c’è lo swing si chiama jitterbug.
Jitterbug sembra una bevanda analcolica, invece è un girogirotondo abbastanza frenetico a tempo di swing. La moda esplode in America a metà degli anni ’30, due ragazze una di fronte all’altra si prendono la mano e iniziano a girare, girare, girare, il Martini sale in ascensore dallo stomaco al cervello, e noi suoniamo, suoniamo, suoniamo. Il jitterbug lo balla il giovane Holden con una tipa, ed è citato pure in un film di David Lynch, uno di quei due, o Mulholland Drive o Lost Highways, ma io sono Benny Goodman, che ne so.
Io sono Benny Goodman, e oggi compio cent’anni. L’infarto che mi ha ammazzato nell’86 è un problema più vostro che mio.

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