[culetto di granchio]

Ultimamente faccio cose stranissime.
Ogni mattina mi sveglio e sono un maestro giapponese, il più abile disegnatore di ideogrammi del mondo. La figlia dell’Imperatore del Giappone vuole farsi il tatuaggetto, allora dice:
– Papà, vorrei un granchio fatto d’inchiostro da iniettarmi sopra al pupù.
– Chiamate Chuang-Tzè, dice l’Imperatore del Giappone, egli è il solo che con la sua maestria nell’arte della calligrafia blablabla mia figlia cresce sto invecchiando blablabla Semola! Non stare lì impalato a leggere, vai a prendermi Chuang-Tzè, deve fare un tatuaggio alla mia bambina.
Un ragazzino biondo secco secco viene a prendermi sotto casa e mi porta a cospetto dell’Imperatore del Giappone.
– Cuang-Tzè, mi dice, ti ho convocato al mio cospetto blablabla maestro nell’arte della calligrafia blablabla quanto vuoi per disegnare l’ideogramma di un granchio? Dovrà camminare sulla schiena di mia figlia.
La mia risposta all’Imperatore da quelle parti se la raccontano ancora:
– Non voglio soldi, gli ho detto. Mi serve solo del tempo. Dammi sei mesi. Sei mesi ospite a casa tua, mi dai vitto e alloggio e cinquecento euro al mese, io in cambio mi lego alla sedia e scrivo otto ore al giorno, altre otto le dormo e altre otto ci faccio l’amore con tua figlia con infinta tenerezza.
– Cinquecento euro al mese?
– Lo vedi? Ti stupisci dei tremila euro che mi devi dare e non dici nessuno dei tuoi blablà sul fatto che mi porterò a letto tua figlia. Sei una brutta persona, Imperatore, cosa vuoi che siano per te tremila euro?
– Ma sei impazzito? Guardie!
Nella stanza c’è solo Semola, il ragazzino biondo secco secco che mi è venuto a prendere. Semola sei tu, lettore!
Ah, ah! Un gioco di ruolo! Un racconto interattivo! Una noia intellettualoide sgrammaticata che ho già smesso di leggere cinque righe fa! E adesso cosa succede? Niente! E adesso? Ancora niente! E allora smetti di leggere! Non posso! Ah, la meta-testualità! Eh? La smettiamo con questi punti esclamativi? Ok.
Semola si avvicina all’Imperatore e gli bisbiglia qualcosa nell’orecchio sinistro.
L’imperatore si soffia il naso.
– D’accordo, Chuang-Tzè, d’accordo. Sei mesi spesati blablabla guarda che poi te la sposi blablabla so dove stai di casa e ho degli amici molto cattivi.
– Non te ne pentirai, vecchio. Ci vediamo tra mezz’anno.

Prendo per mano Culetto di Granchio e me la porto via.

Sei mesi dopo, un giovedì, a ora di pranzo, l’Imperatore del Giappone bussa alla porta della mia stanza.
Io non rispondo.
L’Imperatore bussa più forte.
Io non rispondo.
L’Imperatore chiama: Semola!
Non risponde nemmeno Semola: sta leggendo questo racconto. Ah, è un racconto?
Semola!
Semola non risponde.
Allora l’Imperatore sfonda la porta con una spallata, e mi trova lì, morto.
Scherzo! Sono vivo! Oh, ma che burlone.
– Chuang-Tzè, dice l’imperatore, perché non rispondevi blablabla passavo di qua e mi sono accorto che blablabla dai, fammi vedere questo granchio, sono troppo curioso.
– Ero in bagno, imperatore: se non rispondo ci sarà un motivo, ti pare? Sfondare le porte? Ma che maniere sono? E poi non mi chiedi nemmeno come sta tua figlia, dopotutto stiamo lavorando per addobbare il suo culetto. Vabbeh, ormai con te ho perso ogni speranza. Ti vado a prendere il foglio con il disegno, aspettami qui.
L’Imperatore aspetta.
Aspetta ancora un po’.
Poi ancora un po’.
Un altro pochino.
Eccomi, Imperatore, sono tornato, scusa il ritardo ma di là ho un po’ di casino, tieni il foglio, questo è il granchio.
Il foglio è tutto scritto. Sarebbe un granchio, questo?
Nel senso di “ho preso un granchio”?
No, nel senso che il granchio cammina di traverso, e quando una cosa è storta non puoi disegnarla dritta.
Quindi?
Quindi prendi questo foglio e inizia a leggere, Imperatore: l’inchiostro del tatuaggio di tua figlia è tutto in questo foglio, lèggilo, non lamentarti del tuo granchio prima di aver assaggiato il suo inchiostro, a tua figlia è piaciuto.
L’Imperatore pensa a sua figlia quando era bambina, alla volta del pesciolino rosso e a quell’altra volta del circo e blablabla. Poi si mette gli occhiali e inizia a leggere: “Ultimamente faccio cose stranissime. Ultimamente faccio cose stranissime. Ultimamente faccio cose stranissime. Ultimamente faccio cose stranissime. Ultimamente faccio cose stranissime. Ultimamente faccio cose stranissime”. E’ tutto così, questo racconto?
Sì.

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