col tacco da dodici

lotta di classe a milano marittima

La supergnocca di Milano Marittima non ha risposto alla mia richiesta di amicizia su Facebook. Forse non era lei.
Mannaggia a me e alla mia scarsa memoria con i nomi. Non ti chiamavi *** ***? Scusami, nella foto si vede solo l’occhio, ma mi sembrava che l’occhio fosse quello.

Prima c’è stato il concerto degli A Hawk and Hacksaw all’Hana-Bi. Il nome vuol dire “un falco e un taglialegna”; se leggi solo le iniziali viene fuori: AH AH!. Fisarmonica violino percussioni tromba bassotuba bouzuki clarinetto, però erano solo in cinque. Americani che suonano musica tradizionale bulgara, furibondi, in nove ottavi, inaspettate aperture psichedeliche che boh, non balla nessuno, tutti ridono e muovono la testa e il capo della banda ha due baffi così. La sua morosa suona il violino, ha gli occhiali e le forcine nei capelli. Suona a una velocità supersonica, note pulite, pulitissime, troppo pulite. Dopo tre canzoni mi giro verso il mio amico, e il mio amico non c’è più. Io rimango lì. Non ho occhio per le persone, ma l’Hana-Bi sembra abbastanza imballato di gente. Alla fine gli Ah Ah vengono a fare due bis in mezzo alla gente, ma la gente è pur sempre gente di mare e parla al cellulare. Fa anche le foto, sempre con il cellulare. “Finalmente un po’ di buona musica, cazzo”, commenta una ragazza, alla fine. E’ bellissima, la ragazza, e scalza, e dice proprio: cazzo.
Il mio amico sta parlando da mezz’ora con quattro musicisti di strada e la loro amica. Voglio mettere su una cover band degli Arcade Fire, dice uno dei ragazzi. Gli Arcade Fire sono un collettivo di musicisti a numero variabile, di solito sul palco sono una decina. C’è un video abbastanza famoso su YouTube in cui gli Arcade Fire si chiudono in sette-otto dentro un’ascensore e suonano una canzone tutti appiccicati. Le percussioni sono: uno che batte la mano sul soffitto dell’ascensore (la cassa) e un altro che strappa un giornale a tempo (il rullante). Ho sempre sognato di strappare i giornali a tempo in una cover band degli Arcade Fire, dico al tipo. Nel baule della sua macchina ci sono un violino, un mandolino e una fisarmonica giocattolo. Andiamo a suonare su un marciapiede di Milano Marittima, gli dico. Va bene.
Ring of fire di Johnny Cash è uno svarione mariachi di tre accordi che si può suonare all’infinito, si impara alla svelta e la cantano tutti. Di fronte al Loco Squad di Milano Marittima il marciapiede si allarga e le panchine si arrotondano, ci sediamo lì e la custodia della chitarra del mio amico diventa una percussione. Suona meglio del soffitto di un’ascensore. Ukulele violino mandolino fisarmonichina chitarra, custodia di chitarra. L’amica dei musicisti è messicana, e ha una borsetta a forma di noce di cocco. Es una percussion, dice. Dentro la noce di cocco c’è una collana piena di pendagli, lei scuote la noce e la borsetta diventa una maracas. Maraca, singolare.
Quando siamo arrivati in macchina a Marina di Ravenna, a inizio serata, ci ha attraversato la strada un topo. Quando siamo arrivati in macchina a Milano Marittima, dieci minuti fa, abbiamo attraversato un muro di bolle di sapone sparate dal Pineta con la musica del Pineta e la gente del Pineta. Ma com’è vestita, questa gente? Ce lo domandiamo noi, se lo domandano loro.
Noi si è di Firenze, dice la supergnocca. Si viene a Milano Marittima ogni fine settimana, si va a cena e poi si va a ballare e poi si dorme in albergo. E’ bionda, ma la sua amica è mora. I loro fidanzati sono molto abbronzati. Si sono fermate a ballare Johnny Cash con il tacco da dodici, il mio amico si è alzato in piedi e la bionda era più alta di una spanna. Da calendario, proprio. Ricchissima. Sfacciata. Si siede per terra e si accende una sigaretta sottile. Ci chiede se siamo su Facebook e ci dice che dalle sue parti, a Pelago, c’è un festival di artisti di strada troppo ganzo, dovete proprio andarci. Sì sì, dice la mora. Ha l’apparecchio ai denti, me ne accorgo adesso, non farà mai carriera nel mondo dello spettacolo. La sua amica ha il piercing al naso e alla lingua, nemmeno lei farà carriera, forse glieli faranno togliere, forse una che spende il mio stipendio di un mese in un week end non ha troppo bisogno di fare carriera nel mondo dello spettacolo.
Tra l’altro, nemmeno io ne ho troppo bisogno.

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One Comment

  1. Posted 16 giugno 2009 at 07:24 | Permalink | Rispondi

    complimenti.
    complimenti all’autore per lo stile e la freschezza. un articolo (si può dire articolo?) davvero divertente. spaccato di vita. leggendolo viene da dire “saprei scriverlo anch’io”… poi però arrivi in fondo, raccogli le sensazioni che ti ha lasciato ed ammetti “no… davvero non sarei in gradi di scriverlo anch’io…”

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