post-rof

senti come suona

senti come suona

Con un male nelle gambe che ci sembra di aver fatto l’amore camminando, ebbene sì, è finito ìl.Rof. Prima edizione. Anno Zero. Ora vorrei solo scrivere grazie grazie grazie fino a riempire la pagina. Ok, lo faccio: grazie grazie grazie grazie grazie grazie grazie gra.
No, dai, scherzavo.
Quando passa la banda, una signora molto bionda si mette a ballare in mezzo alla strada. La signora chiede un bicchiere d’acqua ai distributori di bicchieri d’acqua, perché ha sete. I distributori di bicchieri d’acqua sono due personaggi abbastanza androgini con la muta da sub e gli occhialini da piscina e la faccia truccata di bianco e un basso tuba (!!!) e, per l’appunto, bottiglioni e bottiglioni d’acqua per dar da bere agli assetati. La signora biondissima prende il bicchiere d’acqua, beve un sorso senza smettere di ballare. Il resto del bicchiere mezzo pieno se lo rovescia in testa, sempre senza smettere di ballare. Una cosa così fricchettona non l’ho mai vista. E dire che ho i piedi sporchi da una settimana.
Ho i piedi sporchi da una settimana, un occhio truccato di bianco e suono il clarinetto insieme ad altri venti sciamannati vestiti come un circo. Mia madre viene al nostro festival domenica, per cena, nel parco di via Dragoni. Mi vede così conciato e mi dice: Facciamo finta che non ci conosciamo, ok? Mamma, ti sei persa la parata. Quanti saremo stati? Un centinaio tra musicisti, danzatori, pupazzi di cartapesta, fotografi, videomakers, ciclisti, cittadini.
Cittadini affacciati alla finestra, lui e lei già imbiancati dagli anni a tenersi per mano appoggiati al balcone: non vi sembra vero che al sabato pomeriggio (vostro figlio al mare con la moglie e la bambina, nessuno con cui giocare a carte), al sabato pomeriggio a Forlì, in piazza Saffi, la piazza in cui i forlivesi non vanno più, non vi sembra vero che ci sia una banda con i musicisti truccati e le ballerine di danza del ventre e i percussionisti africani con le ballerine (Ieri qualcuno scriveva su Facebook: “Dal prossimo inverno, danze africane! E chi mi ferma più!”). Non vi sembra vero. Vi sembra impossibile.
“Non si possono credere le cose impossibili”, disse Alice. “Mi sembra che tu non abbia molta pratica” disse la Regina. “Alla tua età io mi esercitavo mezz’ora al giorno. Certe volte arrivavo a credere anche a sei cose impossibili prima di colazione”. L’abbiamo fatto. Casa del Cuculo, Khatawat e Madamadorè. Insieme. E la prossima volta saremo di più: l’idea di fondo, qualcuno mi dica che cosa ci trova di sbagliato perché secondo me è ineccepibile, l’idea di fondo, dicevamo, è mettere insieme le associazioni del territorio forlivese. Fare rete. Fare cose insieme. Iniziando da un festival. Per conoscerci, per annusarci, per imparare. Io, per esempio, non sapevo che esistesse una cosa che si chiama Banca del Tempo. Tu vai lì e loro ti danno del tempo, che tanto in pensione di tempo ce n’è in abbondanza. I signori della Banca del Tempo hanno fatto le piadine per ìl.Rof. “L’anno prossimo fate anche la ciambella, vero?”. Sì, la faremo. Si accettano idee, proposte, critiche, stimoli: la mail roffestival@gmail.com è lì per voi, diteci quello che poteva andare meglio, così la prossima volta andrà meglio.
Io l’arena di via Dragoni non l’avevo mai vista così piena. Un muro di gente. Alla fine del saggio di Khatawat, domenica sera, l’anfiteatro si è lasciato invadere dalle ballerine, noialtri ci siamo alzati in piedi e alla fine tutti si abbracciavano di gusto: “E’ stato bellissimo. Non sembrava nemmeno di stare a Forlì, grazie”.
Tutti lì a chiedersi cos’è questo Rof, e io che mi chiedo perché la gente non legge mai gli articoli: non è “Rof”, è “il Rof”. Anzi, ìl Rof, con l’accento sulla ì. “Ah, ma è Forlì al contrario! E io che credevo che…”. Credevi cosa? “Eh, non lo so, pensavo che questo Rof forse un personaggio, un nome in codice, qualcosa…”. Pensala come vuoi. Anche perché a un certo punto, in piazzale della Vittoria, durante la parata, un ragazzo vestito elegantissimo è entrato dentro alla fontana con l’ombrello, io l’ho guardato e mi sono detto: ìl Rof è un ragazzo elegantissimo che entra in una fontana con l’ombrello.

andrea e la fontana

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2 Comments

  1. Bumba
    Posted 30 giugno 2009 at 13:23 | Permalink | Rispondi

    un centinaio secondo la questura… e se si chiede tempo al Tempo, visto come ci risponde, allora tanto vale chiederlo alla banca e alla gente.
    Per quel che mi compete farò i compiti per l’anno prossimo. Pensierino sul contributo umano personale a Park e Parat.
    Peccato che non ci si è potuti abbracciare di persona, da qui fa un po’ freddo, ma fa lo stesso, d’altronde Bicio docuit.

  2. Posted 30 giugno 2009 at 13:35 | Permalink | Rispondi

    bello.

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