Capezzoli? Quali capezzoli?

“Succhiami i capezzoli, Cleo” mi implorò. (…) Mi attaccai al suo seno come fa un bimbo e succhiai a lungo il suo capezzolo rosa. Mi piaceva farlo, forse perché ho ancora un concetto del sesso molto legato all’oralità e allora mi resi conto di essere eccitata (…) Salvo iniziò a masturbarsi chiedendomi di non smettere, di continuare a succhiargli il seno”.

Vabbeh, smettiamola che ci sono dei bambini.

Maria Gabriella Genisi ha scritto un libro in cui un cinquantenne che somiglia molto al Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e una cassiera con aspirazioni politiche… insomma, a S@ndro B*ndi piace farsi ciucciare i capezzoli. Questo, almeno, è quello che Maria Gabriella Genisi cerca di dire all’Italia per convincere l’Italia a comprare il suo romanzo, Il pesce rosso non abita più qui (Edizioni La Fenice). Non sto dicendo che la scrittrice abbia ragione, occhio: leggi l’articolo fino in fondo prima di chiederci la rettifica.

Giusto l’altra sera a cena si parlava dell’assenza della mongolfiera ne Il giro del mondo in 80 giorni (Oh, ma che cene intellettuali che fate! Eh, già, si festeggiava l’uscita di Finzioni numero 4). La mongolfiera, dicevamo, non c’è. Phileas Fogg, il protagonista del romanzo, la cita di striscio una volta, per irriderla (“Girare il mondo in mongolfiera? Ma siamo pazzi? Sarebbe come ciucciare i capezzoli a un cinquantenne con le tettine!”). Nei discorsi sul libro, tuttavia, quella mongolfiera si materializza: la sua presenza è talmente concreta che in parecchie edizioni il pallone areostatico è pure disegnato in copertina. Ora: che cosa ci insegna una mongolfiera inesistente sui capezzoli di S@ndro B*ndi?

Ci insegna che i discorsi sulla letteratura possono cambiare la nostra percezione della realtà, ed è per questo che amiamo così tanto parlare di letteratura. E’ importante il fatto che al S@ndro B*ndi reale piaccia veramente farsi ciucciare i capezzoli? No, no e poi no: ognuno in camera da letto fa quello che gli pare, sta a vedere che facciamo i bigotti. Però potrebbe essere vero, e da quando sappiamo dell’esistenza di questo libro il nostro cervello è abitato da questa immagine. Questo fanno i libri: ci presentano un universo possibile che non possiamo ignorare, e noi parliamo di questo universo possibile finché non lo rendiamo evidente, evidente come il reale, un reale che non esiste ma c’è, chiudiamo gli occhi e lo vediamo, ecco la mongolfiera, ecco i capezzoli. Magia della letteratura, eh.

Di qui a voler leggere Il pesce rosso non abita più qui, tuttavia, ce ne passa.

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