ah, i divorzi

Non ci dovevo nemmeno andare a quella festa, ma Sean ha insistito tanto. Sean sarebbe Puff Daddy, o P.Diddy, o come si fa chiamare adesso: il Divo dell’hip hop americano. Quando Puffy chiama, io rispondo. Io sono Nas, faccio il rapper e se c’è da andare a un party sono sempre lì che mi chiedo “Mi si noterà di più se ci vado o se non ci vado?”. Quella volta ci sono andato. E ho conosciuto mia moglie.


Siamo agli MTV Video Music Awards, è il 2002: l’anno che venne fuori Avril Lavigne. Ve la ricordate, Avril Lavigne? La ragazzina vestita come le ragazzine un po’ alternative del liceo classico, con la chitarrina e gli skateboard e le borchie… Avril Lavigne, carina eh. Però bianca. E insipida. Che noia, quella serata. Io arrivo all’after party del mio amico Puff Daddy ben deciso a sbronzarmi, perché quell’anno il bianco insipido Eminem vince seimila premi con Without me, e a me niente. Arrivo alla festa e inizio a far chiacchiere con chiunque e a fumarmi mille paglie, ma mi annoio presto. Sto per andarmene. Mi si avvicina una tipa. Bellissima, saporita, nera.
“Ciao, sono Kelis” mi dice. Chi? La vedo diventare rossa, abbassare la testa, girarsi e andarsene, ma poi mi sblocco e la blocco: Aspetta. Come hai detto che ti chiami? “Kelis”. Perfetto, Kelis, c’è una cosa che devo dirti: è tutta la vita che ti aspetto, vuoi diventare mia moglie? “Sì”. Ci fidanziamo, e l’anno dopo ci sposiamo. Non mi scappi più, riccioli di cioccolata.
“My milkshake brings all the boys to the yard”, ovvero: il mio frullato attira tutti i ragazzi del quartiere. E se vuoi vederci un doppio senso, vèdicelo: l’amarena sotto spirito tra le mie labbra turgide, le mie tette in ostinata sfida alla legge di gravità, la schiuma del latte, i miei occhi che ti guardano dal basso in alto e tu sei cotto. Sono Kelis, ovvero: Quella di Milkshake. Una delle canzoni più lussuriose degli ultimi dieci anni di r’n’b. Slurp. Una volta ho incontrato Nas a una festa: c’ero andata apposta. Doveva essere mio. Poi ho anche fatto da spalla agli U2 nel tour europeo di Vertigo, ma non se lo ricorda nessuno. Vabbeh.
Sono incinta. E’ un maschio, nascerà a giugno. Nas ha già una figlia di 15 anni, Destiny. Quando ancora dovevamo scegliere il nome, lui pensava di fare una specie di concorso su internet: “Suggeriscici il nome di nostro figlio. Al vincitore, due biglietti per i nostri concerti”, o qualcosa del genere. Da quando facciamo l’amore facciamo anche la musica: io canto in un pezzo di Nas, lui rappa in un mio pezzo. Tutto in famiglia. Come Sergio Castellitto e Margaret Mazzantini, uguale. C’è questa canzone, In public, in cui si parla esattamente di fare sesso in pubblico, perché ne abbiamo una voglia folle, e lui mi chiama Sex Beast e io rido e ansimo. Siamo irresistibili. Siamo giovani, carini e abbronzati. Siamo la Casa Vianello dell’hip hop internazionale. Oddio, siamo. Eravamo.
E’ successo: ci siamo lasciati. L’avrete saputo, probabilmente: i giornali italiani in questi giorni parlano solo del nostro divorzio (ah, ah). Il motivo è il più antico del mondo: tradimento. Infedeltà, la solita infedeltà da rapper miliardari: lui va in giro per il mondo a fare le rime a torso nudo, poi torna in camerino, fuma mezz’etto d’erba e poi chissà cosa succede. Lo so io cosa succede, lo so io come sono le ragazze che vanno ai concerti hip hop: lo so perché anch’io ero così. Bastardo. Infedeltà. Abusi verbali. Differenze inconciliabili. Basta. Mi sono presa un’avvocatessa con le palle, Laura Wasser (ha fatto miracoli con Britney Spears). Adesso andiamo in tribunale e lo pelo come un pollo.
Sapete che cosa ha detto il portavoce di Kelis ai giornalisti che chiedevano informazioni sulle dinamiche della separazione? “Chiediamo ai media di rispettare la sua privacy in questo momento così difficile”. Ecco. Sapete che cosa ha detto il portavoce di Nas ai giornalisti che chiedevano informazioni sulle dinamiche della separazione? Non ha risposto. Ecco.

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